VERYBELLO. EXPO 2015Mi piacciono i tormentoni quando a provocarli sono i nomi di marca, e sto seguendo con … affetto quello del nome Verybello. Lascio perdere le pecche circa la proposta in sé e l’usabilità del sito, tutte questioni tecniche o di contenuto qui poco rilevanti, e mi focalizzo sul nome e sul perché non piace. Poi dirò la mia.

A giudicare dalla rivolta generale di singoli, testate, blog, e dai 30.000 tweet del fine settimana che hanno fatto esplodere l’hashtag #verybello tra i trending topic, gli italiani si sono sentiti feriti nell’orgoglio per la propria lingua ridicolizzata e presa in giro. Perché Verybello più che far pensare ad uno straniero che vorrebbe esprimersi in italiano con gli italiani, riporta ad un italiano che non mastica l’inglese e che vuole fare il gradasso con le 4 parole in croce che conosce. Ci porta all’inglese maccheronico dei nostri nonni, all’italietta povera e post bellica, al vorrei ma non posso, alla tristezza di certi personaggi di Alberto Sordi, e dipinge un’immagine povera e popolare dell’italia che invece (soprattutto attraverso Expo) vuole mostrarsi faro di cultura e di bellezza. La prima cosa che ho associato a questo nome è stato Totò, e mi fa piacere vederlo citato anche da Licia Corbolante in Terminologiaetc.it.

Quindi questo mischione maldestro e autocitazionista non sfiora neanche il punto di vista dello straniero anglo-americano ma si focalizza sull’italiano un po’ ignorantello e ganassa, ed alla fine mostra di parlare e strizzare l’occhio soprattutto all’italiano: il turista anglo-americano un po’ di maniera direbbe oh-bbbiutifuul (pronuncia di “oh, beautiful”).

Sposo questa valutazione, ma soprattutto perché non trovo coerenza ed equilibro in questa scelta di naming che dovrebbe invece rappresentare lo status e il valore di un ministero, e per di più il Ministero dei Beni Culturali, senza ammiccare a destra e a manca. Insomma, è un ministero che sta parlando pubblicamente attraverso questo sito e questo nome, non una marca commerciale. Il nome Verybello è troppo cheap e low level ovvero di basso profilo, per ambizioni di serietà e garanzia ministeriale. Proprio un nome così informale e “amicone” rende poco credibile il contenuto (il suo prodotto) e mette in discussione la proposta.

No comment sulla reazione del ministro Dario Franceschini: “In 6 ore 500.000 accessi a http://www.verybello.it ! Come speravamo grande pubblicità da ironie, critiche e cattiverie sul web… Verygrazie!”.