Riservo un posto (e un post) su questo blog per Sergio Marchionne e lo celebro attraverso il suo cognome. Un cognome simpatico già a prima vista perché contiene il riferimento a Marca e Marchio, temi che mi sono molto cari. Ma ancora più forte e ricca di valore è la storia di questo cognome che trasporta una radice antica, religiosa e preziosa.

Il cognome Marchionne si è formato a partire dal nome proprio Melchiorre diffuso nel Medio Evo sulla scia della tradizione religiosa post evangelica, in ricordo di uno dei magi che vennero dall’Oriente con i doni per onorare Gesù Bambino. Il nome Melchiorre potrebbe risalire attraverso il latino Melchior ad un originario nome ebraico Melki’or composto da melek / melki che vuol dire “re” e or “luce”, con il significato complessivo “il mio re (Yahvé) è luce, il mio re è splendore”. Una bella celebrazione di fedeltà, devozione e insieme potenza. Anche dal punto di vista fonetico il cognome Marchionne è forte e potente: si articola su suoni solidi RC e KI, integra le vocali corpose A e O, la doppia N.

Sergio è un nome di origine latina e deriva dal gentilizio Sergius di probabile radice etrusca con il significato di “custode”. Nome e cognome Sergio e Marchionne schiudono valori importanti, e forse anche nel caso di quest’uomo si può confermare la formula “nomen omen”, il nome è presagio. Uomo amato e odiato, custode, devoto al suo compito missione lavoro, con una visione chiara. Laureato anche in filosofia, chissà se e come ha considerato il valore contenuto nel suo naming personale.

Tutti i giornali in questi giorni stanno dedicando molto spazio all’uomo, al lavoratore, al leader Marchionne; delle sue parole citate prendo una frase che mi ha colpito e ricordato altri leader visionari: “mirate alto, sognate in grande”. È emerso anche un soprannome affibbiatogli da ragazzo, quando era molto studioso e perciò veniva chiamato “coccione” nel paese in Abruzzo in cui è nato.