Guardando i nomi dei prodotti alimentari ci accorgiamo che siamo circondati da sostantivi, vezzeggiativi che ci fanno l’occhiolino, aggettivi, persino numeri. A volte sono parole esistenti altre volte sono neologismi la cui natura è comunque facilmente deducibile. Da un po’ di tempo però il vasto palcoscenico del naming ospita altre categorie grammaticali: avverbi e preposizioni.

Sono in particolare i prodotti non tradizionali che cercano anche nel nome strade meno convenzionali. Vanno a perlustrare il curioso mondo delle parti meno nobili e pompose, rispetto a sostantivi e verbi, ma utili al linguaggio perché qualificano e imprimono un segno.

 

èSenza: verbo e preposizione

Il nome èSenza mette sotto i riflettori il termine “senza”, che tecnicamente è una preposizione. In questi anni è diventata molto amica di tutti noi: compare spesso sulle confezioni di cibi senza/zero grassi, senza/zero zuccheri, senza caffeina, senza glutine etc. Adesso la troviamo anche in un nome di marca. Osservando il logo non sfugge che si vuole dare più volume e una sorta di terza dimensione, giocando con “essenza”. Le due parti del nome sono attaccate, e il dinamismo suggerito da segni, maiuscola e dislivello delle lettere aiuta ad immaginare una doppia S dopo la E accentata.

“Senza” è l’opposto della preposizione “con” e deriva dal latino absĕntiā “in assenza, in mancanza di”. Indica esclusione, privazione, mancanza (dizionario Treccani). Scegliere un costrutto italiano fatto da verbo seguito dalla preposizione “senza” è una mossa originale. Non si entra nello specifico, ma si traccia una linea netta, che però apre la strada a tante proposte sulla scia del “senza”. L’azienda produttrice è Koch di Bolzano, che ha una lunga storia nel mondo del surgelato e propone varie marche/linee di prodotto che attingono alla tradizione altoatesina, italiana e all’alimentazione vegetariana. La marca èSenza identifica prodotti vegetariani surgelati, senza OGM, senza additivi e conservanti.

 

L’avverbio In Vece

In-vece è un altro brand name interessante: usa l’avverbio italiano “invece”, proponendolo separato da un puntino. “In vece” vuol dire al posto di, fare le veci di, ma vuol dire anche al contrario, all’opposto. La marca In Vece è fatta di prodotti pensati come sostituti di latte, uova, cioccolato, gelato. Sui pack sotto il nome In Vece è specificato l’ingrediente “sostituito”. In vece delle uova propone “l’aquafaba in polvere, ovvero il sostitutivo vegetale dell’albume, che si ottiene dall’acqua di cottura dei ceci”. Il claim della marca è L’alternativa vegetale, in geometrica continuità con il nome In Vece.

“Vece” vuol dire “vicenda, avvicendamento” e le proposte alimentari sono veramente delle nuove vicende che movimentano lo scaffale alimentare con un nome sicuro di sé, forte, risonante.

 

BuoniCosì un altro avverbio

Nel nome BuoniCosì di Galbusera l’avverbio “così” accompagna l’aggettivo “buono”, dandogli valore quantitativo. Anche se “così” rimane vago (così come?), fa pensare a un gesto grande, importante, significativo. BuoniCosì è una linea specifica per la salute: prodotti senza (sic) zuccheri aggiunti, cracker senza lieviti. L’origine del termine “così” è piuttosto curiosa: deriva dal latino eccu(m) sic, dove le due parti si fondono e le sporgenze si limano. Significa “in questo modo, cioè nel modo che si vede, o che s’è detto o che si sta per dire”. (Dizionario Treccani) Suggerisce assertività, decisione, forza.

Naturalmente la presenza dell’aggettivo “buono” rende meno astratto il nome, astrazione che invece si sente molto per gli altri nomi visti: èSenza, In vece. È il destino di avverbi, particelle, preposizioni, interiezioni.

 

Una scelta di stile

Prepariamoci. Spuntano nomi audaci, che utilizzano e rivitalizzano parti del discorso linguistico poco frequentate. E ci riconducono alla ricchezza della lingua italiana, in barba all’inglese e alle più fantasiose forzature della pronuncia. E questo non è dovuto alla paurosa scarsità di nomi “gustosi” “appetitosi” “facili”. È proprio una scelta di stile, che si ritrova nelle proposte e nelle vie di comunicazione seguite per renderle distintive.

Ci vengono in mente altri avverbi, preposizioni, pronomi usati come nomi per prodotti alimentari?