VEGEA E GRAPESKIN

Qualche giorno fa ho incontrato il fondatore di Vegea e ho potuto conoscere la natura e la visionarietà del suo progetto e della sua azienda.

Lui si chiama Francesco Merlino, un cognome che può aiutare con i miracoli e le visioni. Nel concreto ha una formazione da chimico ed ha vissuto la sua vita tra vigneti e nonni che commerciavano vini. È stato piuttosto naturale per lui pensare a come riutilizzare gli scarti della lavorazione del vino, e quindi bucce, semi, tralci, vinaccce; tonnellate di materia organica che può dare ancora molto.

DIRETTAMENTE DALLE VIGNE

Nel 2015 nasce Vegea, un’azienda e un brand con una vocazione: trasformare questi scarti in bio materiali e diventare così tessuti di rivestimento per il mondo della moda, dell’arredo e del design, dell’automotive. Innovazione, tecnologia, macchinari, test tecnici, capitolati, e tantissimo studio per assicurare parametri di resistenza e flessione, bloccare il deterioramento, e creare le altissime prestazioni che un tessuto bio composto può raggiungere. Dimenticavo, la durata infinita, perché il materiale che nasce dalla lavorazione degli scarti della materia vegetale della vigna non si avvia alla biodegradabilità, ma si presta al riciclo, appunto infinito.

Alla nascita di Vegea 10 anni fa, quasi non c’erano altri player nella nicchia dei materiali alternativi, e nel 2017 Vegea vince il prestigioso Global Change Award.

Mi racconta Francesco che Vegea è l’unica azienda al mondo a lavorare le vinacce, benché oggi ci siano altre realtà che producono materiali da scarti vegetali come bucce della frutta o altro. Però focalizzati unicamente su uva e vigneti sono solo loro, e in più la materia prima arriva tutta da vigneti italiani.

VEGANO, VEGEA

Il nome Vegea nasce dall’incontro di Vegan e Gea “la terra”. Per Francesco era fondamentale rendere chiaro che la sua vocazione era una “contrapposizione all’uso della pelle animale” e di materie derivate dalla filiera animale. Niente pelle, niente consumo inutile di risorse, ma responsabilità, basso impatto sull’ambiente e impiego di materiali di scarto. E poi solo uva, vinacce e scarti della vendemmia: dieci anni fa come adesso e come in futuro, la focalizzazione è verticale e sarà sempre su uva e scarti dei vigneti italiani.

Il ricorso alla suggestione “vegana” è ben più di “veg- vegetale”; è la sottolineatura di questa opposizione all’impiego di pelle animale. I brevetti depositati sono tantissimi ed anche il brand name Vegea è stato depositato come marchio in tantissimi registri internazionali, per poter essere utilizzato sul mercato globale.

Vegea è un trisillabo corto e molto semplice da decodificare, perché mette insieme una radice nota e internazionale come veg- e il sostantivo Gea, di origine greca e ben conosciuto. La parola Gea è facilmente associata alla terra, ma ci porta molto più in profondità: Gea nella mitologia greca è una divinità primigenia, nata dopo il caos originario e progenitrice dei Titani. Una potenza incontenibile, che cerca di assicurare la vita alla sua prole e un ordine nel mondo divino e sull’Olimpo.

Il nome Vegea dà una sensazione di tranquillità e leggerezza: ha sonorità piane e aperte e nell’insieme risulta rasserenante e con una connotazione femminile. Dentro però schiude una forza creatrice indomabile, che nel caso dell’azienda fondata da Francesco Merlino si esprime nella creazione di tessuti eterni e versatili, nell’uso di tecnologie e macchinari unici.

IL TESSUTO SPALMATO GRAPESKIN

Sul sito di Vegea si possono seguire tutte le fasi della lavorazione, e le più belle sono quelle della colatura della miscela di coating che viene spalmata sul backing, un tessuto fatto di materie vegetali come canapa, lino o cotone, o su carta Release che riesce a dare rilievi e disegni al tessuto finale.

Man mano è nata l’esigenza di dare un nome più descrittivo per proteggere ulteriormente l’unicità del prodotto creato: GrapeSkin. Il nome è totalmente inglese e nasce dalla combinazione di Grape “uva, acino” e Skin “pelle”. Non potendo e non volendo utilizzare la parola leather adatta invece ai prodotti in pelle animale, ecco che il termine skin fa il suo dovere nell’indicare la pelle dell’uva e la pelle come rivestimento.

Con Grapeskin si possono rivestire divani, pannelli di arredo, volanti e sedute automobilistiche, prodotti di cartoleria come agende e cofanetti, e poi realizzare vestiti, borse, scarpe, accessori. Gli utilizzi sono infiniti e Vegea lavora anche con importanti brand del fashion sostenibile e del design, per i quali realizza collezioni speciali, con colorazioni intriganti. Superfluo dire che il colore più richiesto è Wine.

Le immagini sono tratte dal sito e dai canali social del brand.

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