In casa è rimasto un panettone Galup, a ricordare che ci sono state le feste e che una parte della famiglia viene dal Piemonte.
RISORGE DOPO LA LIQUIDAZIONE
Ho parlato di questo brand svariati anni fa, in occasione della sua liquidazione. Nel 2012/2013 l’azienda fu liquidata, ma non si estinse il nome di marca, e questo ci fa riflettere su quanto spesso sia proprio e solo il brand name a dare valore e continuità ad un’impresa. Il nome di un brand è l’origine, quella radice che sta alla base e dà forza a un albero, l’azienda, che può avere maggiore o minore fortuna. Nel caso di Galup dalla liquidazione il nome ha fatto una bella strada e ora fa parte di un gruppo che ne succhiato il nome vampirizzandone le consonanti. GLP è la holding gestoria del gruppo TCN nell’ambito alimentare, fondata nel 2013 per acquisire e coordinare imprese operanti nel settore dolciario, con lo scopo di farle crescere sul mercato nazionale e internazionale. (Lçink WIKI)
DAL DIALETTO PIEMOTESE …
Ma quello che interessa me è questo strano bisillabo Galup che è stato scelto a Pinerolo più di 100 anni fa. Per chi conosce il dialetto piemontese galup significa buono, goloso, prelibato. Sembra che quando fu sfornato uno dei primi panettoni ricoperti da glassa di nocciola sia stato detto: “à le propri Galup”. La moglie Regina consigliò il pasticcere Pietro Ferrù di chiamare il dolce proprio Galup, che è diventato anche il nome della pasticceria pinerolese. Nel 1937 Galup ottiene il brevetto di “fornitore della Real Casa” e oggi è un marchio storico, onorificenza conferita dal Ministero per lo Sviluppo Economico, e firma pandori colombe e tutti gli altri dolci e biscotti nati dopo il panettone.
Andrea Maffia, responsabile produzione di Galup spiega che per distinguersi dal panettone milanese, quello prodotto a Pinerolo “è basso e largo, l’impasto è più leggero, ma il vero colpo di genio è dato dalla copertura con glassa a base di nocciola tonda e gentile delle Langhe, irregolare, corposa e croccante”. Molto galup, ovvero buono, goloso, da fa venire l’acquolina. E questo nome un rimando all’acquolina sembra proprio averlo.
Presenta infatti una combinazione di suoni particolare che non si può definire scorrevole, ma neanche statica. La P finale preceduta dalla U crea un intoppo, una cesura secca come qualcosa che risuona cadendo in una grotta profonda, mentre la sillaba iniziale è più aperta, come una grande bocca. E non può non venire in mente la pubblicità con Macario e “la parte alta del panettone”.
… A RITROSO NEL PROVENZALE
Nel dizionario Piemontese-Italiano Ponza ed. 1844 sono presenti alcune voci curiose. Oltre a galup tradotto con “ghiotto, leccardo, leccone”, c’è galuparia “papalecco, leccornia, ghiottoneria”, galupas e galupon “ghiottone”, mentre galupet, galupeta, galupot sono diminutivi “ghiottoncello, ghiottoncella”, e galupè è il verbo “ghiottoneggiare”.

La cerchia dialettale che si è formata intorno a galup/galupè appartiene alla famiglia delle lingue galloromanze. Il Piemonte è un ponte linguistico tra l’italiano che si va definendo e le lingue romanze d’oltralpe, in particolare la lingua d’Oc o anche Occitano, parlato in valli alpine piemontesi e nella Francia del Sud. Il termine galup si ritrova nel patouà e indica il ghiottone, colui che mangia con piacere. Sono presenti anche galuprar /galupar che significano “mangiare con avidità” e glap/llamp che in modo onomatopeico ricordano il lappare o mangiare rumorosamente.
E NELLE LINGUE ANTICHE
Nel francese d’Oil parlato nel Nord della Francia da cui si è originato il francese moderno, c’era il termine galopin, che indicava un garzone di cucina un po’ furfantello, che si industriava per rimediare qualcosa da mettere in bocca. E nello spagnolo troviamo qualcosa di simile nel termine galopillo usato in passato per indicare un ragazzo di cucina o un giovane vivace e famelico.
Nell’antico francese galeis indicava il divertimento e il piacere del banchetto. Da qui deriva anche il verbo francese galer “divertirsi, far festa” che ha dato origine alla parola “galante”, originariamente chi sapeva comportarsi bene a tavola e in società. Molti linguisti fanno risalire questi termini alla radice franco-germanica wal– “mangiare, rotolare, correre”.
I suoni contenuti nel bisillabo galup si ritrovano nell’inglese gulp “deglutire”, che ha raggiunto grande diffusione grazie ai fumetti. E aggiungo anche slurp, che proviene da tutt’altra strada ma ha in comune con galup 3 lettere, tra queste la chiusura in P anche se meno secca.
Ringrazio l’amico Dominique Camino e Gemini per l’aiuto nella ricerca linguistica, e aggiungo un po’ di farina del mio sacco confermando la bontà e fragranza del panettone Galup, e la mia vena ghiottona.

Le immagini sono tratte dal sito del brand.
