Gioiella è un brand che ci accompagna da tempo con la sua immagine pulita che sa di natura, e il suo nome gentile e familiare.
FRESCA CON I SUOI 80 ANNI
Il nome è fresco e rotondo, molto italiano e molto semplice, ma racchiude una ricchezza e tante facce, che scopriremo. Il logo dell’anniversario ci ricorda che il brand ha 80 anni: è nato nel 1946 e sul sito e sui social ci sono le immagini in bianco e nero che ci ricordano la sua eredità artigianale, la tradizione casearia, la lentezza della lavorazione secondo metodi antichi. Molto bello il claim “80 anni di Gioia”.

Tutto ci porta in Puglia, nelle Murge, gli altipiani calcarei vocati alla pastorizia: pascoli, terreni a perdita d’occhio, masserie, caseifici. È questa la Dairy Valley pugliese, in provincia di Bari con il perno a Gioia del Colle.
GIOIA DEL COLLE
Gioiella, come suggerisce il nome e la comunicazione del brand, è legata a Gioia del Colle, un comune barese a 360 metri s.l.m.. Riguardo il toponimo Gioia ci sono alcune ipotesi: quella per cui sia riconducibile alla radice Ioha nome di un insediamento bizantino o altomedievale così chiamato in riferimento ad un tempio dedicato a Giove. Ioha potrebbe infatti essere una corruzione del nome Giove Iovis. Intorno al tempio si sarebbe poi sviluppato il nucleo abitato.
Un’altra ipotesi suggerisce che il termine derivi dalla parola bizantina Ioh, che indicava una zona elevata o una sorta di fortificazione. È interessante notare che nei documenti normanni e svevi il luogo è spesso citato come Joia o Ioha.
Il suffisso “del Colle” fu aggiunto ufficialmente solo nel 1863 dopo l’Unità d’Italia, per distinguere la città da altre località omonime e per sottolineare la sua posizione geografica sulla sella che unisce la Murgia barese a quella tarantina.
CHE GIOIA!
Ma gioia ha anche un senso forte e bello, oltre alla radice divina che la collega al signore dell’Olimpo: gioia è un sentimento, ed è un sentimento primario, intenso, fondamentale, che parla di felicità, di stare bene ed essere integri e allegri. Mica male!
E c’è dell’altro: il gioiello, con in più il tocco originale di essere declinato al femminile con una bella [A] calda e piena come chiusura. Gioiello evoca preziosità, valore, prestigio, luminosità, oggetti preziosi per momenti preziosi, valorizzazione della bellezza e dell’arte. Insomma, le ha tutte. Ma quella [A] finale stempera la potenziale superbia insita in un nome che dice di qualcosa che è preziosa, esclusiva di alto livello. La [A] finale riporta ad un piano accessibile, vicino, e rende simpatico e familiare il “prezioso” termine gioiello.
In più la parte finale di Gioiella con desinenza -ella risuona e fa rima con mozzarella.
Un nome così semplice come Gioiella svela tanto potere; un potere dolce, non urlato, ma che il nostro sentire riconosce assegnando al nome Gioiella il valore della semplicità ricca e non banale.
Il nome Gioiella è un modo riuscito di vestire un prodotto tradizionale, locale, fatto con sapienza: toponimo, nome evocativo di gioia gioiosità e felicità, gioiello valore e simpatia, lingua italiana, diminutivo, vezzeggiativo. Per uno straniero non è proprio un gioco scivolare sulla sequenza di quattro vocali [I-O-I-E] ma poi la bocca si riempie di morbida mozzarella, burrata, scamorza, ricotta … e tutto si pacifica. Con il cambio generazionale l’azienda acquisisce infatti una dimensione più articolata e dal 2013 comincia ad esportare all’estero, oltre a potenziare la sua presenza sul territorio con il riconoscimento della DOP e il rilascio di molteplici certificazioni.
DAGLI ALTOPIANI DELLE MURGE ALLE LINEE METROPOLITANE
In questi giorni Gioiella si trasferisce a Milano per Tuttofood, e colora tanti punti di comunicazione con la sua fresca immagine, i suoi disegni e il logo dell’anniversario. La campagna si estende anche ad altre città italiane.


Le immagini sono prese dal sito o dai canali social del brand. Quella principale è tratta da YouMark
