È da tempo che voglio scrivere del nome Octopus Energy e sostare un po’ su questa scelta di naming molto originale e conturbante, sulla figura del polpo e sulla sua resa nel logo. Il momento è arrivato, stimolata dalla contagiosa presenza in comunicazione del brand.
DALL’ANTICA GRECIA
Il nome Octopus non può non colpire: si avvia subito l’associazione con il polpo e per alcuni con il polipo, anche se si tratta di un’altra specie animale. Poi arriva la piovra con [P] minuscola e magari anche con la maiuscola, e poi l’inchiostro, i tentacoli, lo stritolamento. L’invertebrato octopus si chiama così perché i greci lo hanno studiato e hanno contato i suoi tentacoli, presentati come piedi: sono otto, e da li ὀκτώπους oktopous composto da ὀκτώ “otto” e πούς “piede”.
I tanti tentacoli hanno nutrito il concetto di tuttofare, tante cose gestite in contemporanea, e quindi versatilità, variabilità e flessibilità. Ma il polpo racchiude anche altro nella sua forma così particolare.
UNA SCELTA AUDACE CHE VIRA VERSO LA SIMPATIA
E sarà anche questo che ha convinto i responsabili a scegliere già nel 2000 il nome Octopus Group, che ha generato nel 2015 Octopus Energy.
Tanti tentacoli, capacità di coordinare molteplici cose, ed anche una grande intelligenza. È infatti provato che “gli Octopus sono tra gli invertebrati con l’encefalo più grande e tra i più intelligenti, con un comportamento variegato e complesso. Sono infatti capaci di uscire da un labirinto, usare utensili, aprire barattoli di vario tipo, e riescono ad apprendere e ricordare come svolgere un compito, per completarlo più velocemente quando si ripresenta. Il loro sistema nervoso, inoltre, non è limitato all’encefalo, ma la maggior parte dei neuroni é distribuita lungo i tentacoli.
Quella di Octopus è stata una scelta di naming e di immagine potente, posizionante, che non si affida ai temi canonici del settore. Attinge dal regno animale scandagliandone le possibilità più remote: mica panda, farfalle, coccinelle, o delfini. Ma proprio un animale particolare, specifico, che non suscita proprio una immediata empatia e rimandi bucolici. Sarà forse per questo che il brand ammorbidisce l’impressione del nome con un logo poco naturalistico ma infantile e ludico, che così aggiunge simpatia. Anche il colore rosa del disegno, in contrasto con il blu scuro presente nella comunicazione e nel sito crea un connubio distintivo e molto riconoscibile.

KRAKEN FA COPPIA CON OCTOPUS
È curioso anche il nome della piattaforma tecnologica realizzata da Octopus Energy: Kraken. È il nome di una creatura della mitologia scandinava che viene spesso raffigurata come un polpo gigante. Nel dialettico norvegese krake indica un albero contorto e un po’ rachitico che potrebbe richiamare i tentacoli di un polpo. Kraken potrebbe anche derivare da krabben / Krab da cui nasce anche l’inglese crab “granchio”.
Kraken è il cervello, il software che tiene tutto in collegamento: un sistema operativo basato sull’intelligenza artificiale, potente e capillare che gestisce una rete estremamente complessa di milioni di account, dispositivi smart (come colonnine di ricarica e pompe di calore) e flussi di dati.
UN COLOSSO DELL’ENERGIA RINNOVABILE
Nel 2019 Octopus ha lanciato la campagna “Ritratti dal precipizio”, che cercava di aumentare la consapevolezza sui cambiamenti climatici e incoraggiava i clienti a passare ad accordi energetici più verdi.[…] Come risultato della campagna, Octopus ha registrato un aumento delle iscrizioni del 163% e ha guadagnato 37.000 clienti. E la campagna ha vinto vari premi. (Fonte WIkipedia)
Oggi Octopus è il primo operatore britannico, quello con più rapida crescita in Europa anche grazie ad acquisizioni e integrazioni di società esistenti nel gruppo, e l’operatore con la miglior valutazione in Italia da parte di Altroconsumo, il vangelo secondo molti consumatori che fanno scelte sostenibili.
