IN CALABRIA KACIUTO, PIÙ A NORD COCCIUTO

AMARO KACIUTO PIZZERIA COCCIUTO NAMING

Kaciuto e Cocciuto condividono la stessa testarda ispirazione: coccia che vuol dire “guscio, conchiglia”, dal latino còchlea “chiocciola”. E come spesso succede dietro al latino troviamo il greco: kónkhe, da cui derivano anche “conca e conchiglia”.

Nel tempo la parola coccia è passata a identificare anche la “testa”, uso che permane in alcuni dialetti meridionali, e il vaso di terracotta spesso detto coccio, forse in virtù della funzione contenitiva e protettiva. Una suggestiva immagine è evocata da Una parola al giorno che nell’arricchimento dei sensi di coccio e cocciuto mette anche Alboino re dei Longobardi che beve dal teschio di Cunimondo davanti alla di lui figlia Rosmunda.

Oggi cocciuto ha come sinonimi “testa dura, testone, ostinato, di colui che va dritto per la sua via, si incaponisce, è ferreo nei suoi intenti”. E troviamo questo senso in due brand che si fanno notare.

L’AMARO KACIUTO

Amaro, amaro digestivo, liquore ed elisir: viene definito in vari modi ma la cosa fissa è il suo nome, che è Kaciuto. In dialetto calabrese caciùto è un aggettivo usato per dire testardo, determinato, di carattere. L’amaro che si definisce Kaciuto sceglie una strada simpatica e originale per dichiarare la sua singolarità, l’essere diverso perché ostinato, deciso, fermo. Non dice di sè che è forte o intenso, cosa che si potrebbe riferire al sapore: dice semplicemente che è cocciuto, capoccione, sfidante. Si legge sulla pagina Facebook dell’amaro: “Kaciuto nella lingua greco calabra significa cocciuto, testardo. Così veniva chiamato prima il nonno e poi il padre di Bruno (Autelitano), Antonino. Ostinato e caparbio, ma soprattutto sognatore e innovatore. Infatti, attraverso la sua scelta innovativa delle materie prime, ha inventato un prodotto unico e dal sapore deciso: l’Amaro Kaciuto”.

LA K E LA COMUNICAZIONE

perché la K come iniziale? Non ho una risposta esatta ma di sicuro la K rinforza la durezza e la potenza anche di qualcosa che è già cocciuto di suo. In più è iconica, forte anche nella geometria, e non è peregrina: la troviamo nella lingua greca ed anche nella radice originaria di cocciuto, che è la voce greca kónkhe.

Interessante quindi questo nome, ma diversamente basico e un po’ ottuso il claim visto pochi giorni fa in provincia di Reggio Calabria, zona che ospita l’azienda che produce l’amaro.

LA SPINA SANTA

È curioso il nome proprio dell’azienda Spina Santa, che a Bova (RC) è molto presente. L’alone religioso e devozionale si fa sentire: la spina santa è quella della corona di Cristo nel giorno del calvario. Fa sorridere usare questa suggestione come nome per un’azienda, ma non ci stupiamo più di nulla. Neanche del fatto che sotto, dentro, ad opera de La Spina Santa troviamo l’amaro, bevande al bergamotto, sughi, ‘nduja, spezie, pasta e varie altre leccornie calabresi.

Interessante lo sfruttamento che fa la Spina Santa della radice berg– di bergamotto (qui varie ipotesi etimologiche), che anticipa tanti nomi dei suoi prodotti: le caramelle Bergamottelle, la crema spalmabile Bergatella, il liquore BergaSpina (!), il gin BerGin. E cosa dire di Cala Cola, la Coca Cola di origine calabrese? In passato abbiamo studiato quella piemontese

I LOCALI COCCIUTO

Non posso dimenticare la prima impressione che mi fece qualche anno fa vedere l’insegna del locale e pizzeria Cocciuto. Ho pensato che dovevano essere molto motivati e pieni di sè per darsi un nome così. Ed ho pensato che fosse un nome comunque particolare, originale, che li potesse distinguere.

Queste le parole dell’imprenditore Paolo Piacentini: “La pizzeria si chiama così perché, a progetto ultimato, abbiamo dovuto affrontare tante di quelle difficoltà, burocratiche e non solo, che la voglia di arrendersi poteva avere la meglio. Ma invece abbiamo insistito in modo caparbio, appunto cocciuto”. Io credo che il nome fosse stato scelto prima (delle difficoltà), e penso sia un nome ben scelto, che aiuta a disegnare un’immagine particolare, che emerge e li fa emergere.

Trovo interessante anche il logo semplice ma molto riconoscibile grazie all’icona: una pizza con uno spicchio che esce? Un fumetto di conversazione? Una testa girata curiosamente a sinistra? Il claim “La qualità in testa” fa propendere per questa opzione, oltre a rinsaldare il concetto del nome: fissati, con un’idea fissa, testardi, caparbi sulla qualità.

Anche il font è ben scelto: rotondo, contenitivo, che richiama il tondo del disegno, e molto coerente con il contesto alimentare.  

Nel sito di Cocciuto si legge della recente apertura dell’hamburgeria Sberla: non solo lo schiaffo ma (immagino) anche la dimensione. Come quando nel bene e nel male si dice mi è arrivata una sberla di bistecca, o una sberla di conto al ristorante. Nel sito si legge “una sberla di sapore”, “il colpo di gusto al vostro palato”.

Chiudo con un’altra espressione che ci riporta al tema iniziale: “aho, ma se’ de coccio?”. E rimando ad un altro originale modo di usare termini “delicati” come ostinata nel naming di un’impresa.

Le immagini sono prese dai siti dei brand e dai loro canali social.

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