La bellissima mostra Liberty a Brescia celebra alcuni artisti italiani attivi ad inizio ‘900 e i loro capolavori. Principalmente pittura, ma anche scultura, ebanisteria e le nuove arti, come il cinema e la cartellonistica. Tra quest’ultima colpisce un’opera di Plinio Nomellini per Olio Sasso. E sì, proprio un artista come Nomellini prestato alla reclame e alla nascente comunicazione pubblicitaria.

UNA STORIA DI COGNOMI
Olio Sasso, nella persona di Mario Novaro figlio del fondatore, è stato un interprete visionario del suo tempo approdando alla pubblicità. In tanti ricordiamo Olio Sasso nei Caroselli firmati da Armando Testa (gli anni tra il 59 e il 76) e il favoloso jingle “La pancia non c’è più”. In pochi sanno che allo stretto di Gibilterra giganteggiava un manifesto dell’olio come saluto ai tanti italiani che lasciavano l’Europa.

Olio Sasso nasce come P. Sasso e Figli nel 1898 anche se l’impresa di produzione di olii era attiva già dal 1860, per opera di Agostino Novaro e Paolo Sasso. La [P] puntata della denominazione potrebbe far riferimento sia al suocero Paolo, che alla moglie Paolina di Agostino Novaro. Quattro dei loro figli entrano in azienda che diventa il riferimento italiano nella produzione di olio a livello industriale, e si impianta ad Oneglia, sulla riviera ligure.
SASSO … LEGGERO E DELICATO
Mi ha sempre fatto sorridere il nome di marca Sasso per un olio che veniva presentato come leggero e delicato. Mi era chiaro che Sasso fosse un cognome, però l’accostamento tra il posizionamento e il nome era ed è proprio sdrucciolevole. Sono stati coraggiosi, ma ai tempi non era questione di coraggio; era naturale adottare il proprio cognome per la propria impresa. I due soci Sasso e Novaro avrebbero potuto fare altre scelte: entrambi i cognomi, solo Novaro. Ha prevalso Sasso e l’aporia.
Il cognome Sasso ha due possibili origini: una toponomastica che lo vede come pietra, roccia, rupe, scoglio, luogo roccioso ed anche fortificato. Ed una etno-onomastica che vede in Sasso o Sàssone un nome proprio di derivazione germanica col significato di “nativo della Sassonia”, originato da Sahso e poi Sachse attestati sin dal VII secolo, e divenuti in tardo latino Saxo, Saxus Saxūlus. Gruppi di Sàssoni vennero in Italia già con i Longobardi
Che sia pietra, che sia un barbaro germanico, Sasso fa mostra di sè in questo cartellone del 1908 circa, insieme ad Oli al plurale e con una sola [I].
Non è rappresentata la caratteristica latta verde scuro che ha accompagnato nei decenni questo brand, che però non è più di proprietà italiana. Con un passaggio veloce in Buitoni nel 1987 e poi in Nestlé, dal 2004 Olio Sasso fa parte del gruppo iberico Deoleo, insieme ad altri brand oleari nati in Italia.

La mostra Liberty è aperta ancora pochi giorni, approfittatene.
Le immagini sono tratte dal sito e da foto dell’autrice.
