Qui a Milano non possiamo più fare finta di niente. Oggi c’è la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici, ieri sono arrivati i Tedofori, da giorni transenne, cartelli e alerts di strade bloccate, mezzi di trasporto volatilizzati, fermate della metro chiuse, elicotteri notte giorno. E affissioni a non finire; vetrine, cartelli, pali della luce, tutto parla dei Giochi Olimpici.
Non entro negli aspetti economici e burocratici, quindi zero parole su appalti, cantieri, studentati, strutture, stanziamenti, ambiente. Voglio però entrare in alcune parole; la prima naturalmente è Olimpiade.
OLIMPIADI E GIOCHI OLIMPICI
Per la questione del plurale e singolare Olimpiade / Olimpiadi rimando al preciso articolo dell’Accademia della Crusca che illustra anche molto bene perché la dicitura corretta è Giochi Olimpici, e da quando è stata adottata. E sì, il termine Olimpiadi in realtà non indica i giochi e la manifestazione, ma il periodo di 4 anni che separa due Giochi Olimpici consecutivi. I giochi si tenevano ad Atene appunto ogni 4 anni a partire dal 776 A.C. in un periodo corrispondente a luglio agosto. Sono stati soppressi nel 393 D.C. dall’imperatore Teodosio nell’epoca in cui il cristianesimo diventa la religione ufficiale dell’Impero Romano perché ritenuti troppo pagani. Sono stati reintrodotti alla fine del 1800; quelle che non moderni chiamiamo Olimpiadi quindi sono oggi i Giochi Olimpici, ovvero le gare sportive in cui atleti di tante discipline e nazionalità sono in competizione tra loro. Ma tutto nacque con un altro spirito e avvolto nel mito.
IL MONTE OLIMPO
All’origine insieme alla pratica sportiva che probabilmente si limitava alla sola corsa, era molto forte l’aspetto di cerimonia religiosa. L’apertura dei giochi era infatti un rito in favore di Zeus, re dell’Olimpo. L’Olimpo è un monte e Olimpia non è una città greca né una città stato. Olimpia, in greco Olympia, è il santuario sacro a Zeus e deve il suo nome al termine pre-ellenico Olympus che indicava un’altura. Questo termine è usato per ben diciannove montagne al tempo dell’antica Grecia; è quindi plausibile che sia derivato da termini che avevano un significato geografico comune, come “alto, frastagliato o anche semplicemente montagna”. (fonte Wikipedia).
In molte lingue indoeuropee, la radice alph- o ol- è associata alla luce e al candore. Olimpia, dunque, potrebbe significare “luogo che brilla, luogo splendente”, e appunto l’Olimpo è stato scelto come la sede della chiarezza celeste di Zeus.
LE GARE OLIMPICHE
Le gare erano riservate ai soli cittadini greci maschi, liberi, che parlavano la lingua greca e avevano tempo e risorse per potersi dedicare all’allenamento. All’annuncio dei giochi confluivano ad Olimpia greci da tutte le isole, città ed anche colonie. Con il tempo poterono partecipare anche altre popolazioni tra cui i romani. E con il tempo anche le discipline e le competizioni aumentarono. I vincitori non vincevano niente di concreto, se non fama e gloria per essere considerati eroi nelle loro città, e magari vedersi assegnare qualche carica pubblica.
Una cosa significativa soprattutto nel contesto dei tempi odierni è che durante i giochi vigeva la “tregua olimpica”: le guerre si fermavano, le armi venivano deposte. Questo barlume è custodito nell’espressione “calma olimpica” che esprime uno stato di tranquillità assoluta e inalterabile. È un fatto però che non solo durante i giochi non si rispetta la tregua, ma al contrario sono state le guerre a non rispettare e a far quindi saltare i giochi programmati: a Berlino nel 1916, a Londra nel 1940 e a Tokio nel 1944.
LA FIAMMA SACRA
Eccoci ad un punto cruciale: la fiamma e il braciere di Olimpia. Il sacro fuoco viene acceso con un sistema di specchi parabolici che riflettono la luce del sole, in modo che il fuoco sia puro, non creato da mano umana, ma anzi si origini come una manifestazione naturale. Per i giochi Milano-Cortina 2026 la fiamma è stata accesa ad Olimpia il 26 novembre 2025 durante una cerimonia istituzionale, e da lì è partita per il suo lungo viaggio verso la città sede dei giochi.
Viaggiando per terra e cielo è arrivata a Roma il 4 dicembre e da lì è ripartita il 6 dicembre alla volta di Milano, attraversando l’Italia centrale e settentrionale e toccando 110 paesi. In totale da Olimpia ha percorso 12000 chilometri ed è stata la protagonista di una incredibile staffetta.
TEDOFORO
Per sottolineare il tema e dell’armonia e dell’unità che i Giochi Olimpici dovrebbero trasmettere, è stata creata la staffetta dei Tedofori, coloro che trasportano la fiaccola e si assicurano che il fuoco non si estingua. In realtà ci sono tanti accorgimenti per evitare questa sciagura, i Tedofori però accompagnano il fuoco sacro nel suo lungo viaggio, ciascuno facendo anche poche centinaia di metri. In questo caso in cui Grecia e Italia sono piuttosto vicine, i tedofori sono stati 10.000; chissà se il numero cresce nelle edizioni in cui ci sono oceani da attraversare. Il tedoforo (anche donna) è la persona, ex atleta o no, che porta la fiaccola o torcia teda dal latino taeda che deriva dal greco δαΐς combinato con -foro dal greco –ϕόρος e -ϕορος, dalla radice di ϕέρω cioè “portare, trasportare” (fonte Treccani).

LE PARALIMPIADI
Terminati i giochi olimpici ci saranno la Paralimpiadi, un termine che nasce dall’unione della radice para proveniente da paraplegico/a con la parola Olimpiadi. A volte ci capita dentro anche una [O] e il termine diventa Paraolimpiadi, non scorretto come indica l’Accademia della Crusca. Quella di riservare spazio anche ad atleti portatori di disabilità è una celebrazione positiva di inclusività, pratica che era poco diffusa nell’Antica Grecia, e per cui Sparta e gli atteggiamenti spartani sono spesso ricordati, ma forse è una leggenda.
A seguire la bella illustrazione creata da Costanza Favero per il comune di Rho.

L’immagine principale è presa da RaiNews
Le altre immagini dal sito ufficiale dei giochi
Qui un articolo sulla comunicazione dei giochi MIlano-Cortina 2026, scritto anni fa, che
