RINGO, LABIRINTO E LABIRINGO

LABIRINGO RINGO MILANO NAMING

In questi giorni il brand Ringo è protagonista di un’iniziativa di promozione molto stimolante, già dal suo nome: Labiringo.

Naturalmente per me il nome è il punto di partenza e di arrivo; quando poi c’è alta coerenza tra il brand, la proposta e quello che viene costruito, allora bingo. Anzi, Ringo.

RINGO

Parto da Ringo per arrivare a Labiringo e nel mezzo, un po’ per tradizione e un po’ per fascino, ci perdiamo nel labirinto.

Ringo è un brand di Pavesi un po’ più vecchio di me. Nasce infatti all’inizio degli anni ’60 per un’intuizione di Mario Pavesi, che di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti vuole creare una versione nostrana dello snack per il target adolescenti. Pavesini rispondeva già molto bene alle esigenze della famiglia e dei piccoli, i ragazzi avevano però bisogno di un prodotto più ingaggiante, e così nasce Ringo: due biscotti di colore e gusto diverso sono tenuti insieme da una crema alla vaniglia. Per il nome Mario Pavesi si ispira al successo dei Beatles, e trova nel nome del batterista Ringo Starr (il cui vero nome è però Richard Starkey) la risposta giusta. Un nome corto, facile da pronunciare, accattivante, con una sonorità decisa ma non dura, e un’apparenza non così straniera, con una vocale sonora in chiusura. Astraendo dal brand e dal musicista, il nome Ringo a me evoca il ringhio di un animale non proprio pacifico, ed anche gringo; nell’insieme uno scenario caratterizzato da imposizione, scontro, sfida, coraggio.

Nei decenni il brand Ringo si lega ai territori dello sport e della sportività, oltre che dell’incontro interraziale, sfruttando la vicinanza del biscotto chiaro con quello scuro al cioccolato. Nasce inoltre l’idea dei “Ringo boys”, una squadra di giovani atleti che pratica di volta in volta sport diversi come football, baseball, calcio, pallacanestro ed hockey su ghiaccio.

IL LABIRINTO

Quando si dice labirinto si pensa al Minotauro, al palazzo di Minosse a Creta e chi ne sa di più immagina Dedalo, Arianna, Teseo e i fanciulli che ogni anno venivano dati in pasto al mostro.

Il labirinto è spesso vissuto come sfida, anche esistenziale: è difficile entrarci ma ancora di più uscirne. È una prova che mette in contatto con i propri limiti e nel caso di Labiringo, vedremo, con i propri simili.

L’etimologia del termine labirinto è in discussione e non ancora risolta. La cosa più certa è che ha un’origine pre ellenica, forse anatolica. Tra le letture più sicure c’è il riferimento all’ascia doppia, e in questa voce Treccani c’è una traccia ricca e un po’ complessa. Qui invece una semplificazione di Google AI: “il significato è connesso al labrys “ascia doppia o bipenne” simbolo del potere reale minoico. Il termine indica quindi il “palazzo o casa dell’ascia bipenne”, identificandosi con il complesso di Cnosso, famoso per la sua struttura complicata. Alcuni studiosi collegano la parola a una radice egeo-anatolica *labur- significante “pietra”, facendo riferimento a gallerie o cave sotterranee. Altre interpretazioni lo collegano a termini come labirion “cunicolo sotterraneo” o lambano “prendo/catturo” e rinào “inganno”, indicando un luogo ingannevole”.

Per perdersi consiglio il Labirinto della Masone, in provincia di Parma realizzato per volontà di Franco Maria Ricci, il più grande labirinto al mondo realizzato interamente con piante di bambù. Ne conta circa 300.000 ma di specie diverse, disposte secondo tracciati che portano nel cuore di questo mondo verde e irreale.  

LABIRINGO

Cosa c’entra il labirinto con Ringo? Lo spiega a suo modo il nome Labiringo per l’istallazione esperienziale che prima a Milano, poi a Napoli e Bari offre un’occasione ai ragazzi per mettersi alla prova e scoprire che solo collaborando si trovano soluzioni e metaforicamente si esce dal labirinto / Labiringo.

L’istallazione propone un Terzo Spazio come racconta il brand, cioè un luogo fisico e simbolico che favorisce l’incontro, la relazione, la scoperta. Milano nei giorni scorsi ha ospitato l’istallazione rossa e ringoforme in piazza Gae Aulenti, nello scenario della bella Biblioteca degli Alberi con alle spalle il palazzo Bosco Verticale.

Il nome Labiringo è un riuscitissimo incontro fonetico e semantico: con una sola variazione consonantica il brand Ringo viene incorporato in una parola misteriosa e affascinante come labirinto, che ha un portato di senso particolare. Il concetto di labirinto viene illuminato e bonificato dalla presenza del nome Ringo e del suo bagaglio valoriale, e viene direzionato sul giocare insieme, sull’esperienza vincente della collaborazione a partire dalla socializzazione.

Amo i nomi arguti, e molto quelli che nascono da una forzatura linguistica virtuosa che ne rispetta le radici portando nuovo senso.

Qui un altri approfondimenti dell’iniziativa di Ringo.

Le immagini sono prese dal video di AdnKronos

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