MUTTI: UN COGNOME CHE DERIVA DA UN NOME

MUTTI: UN COGNOME CHE DERIVA DA UN NOME

Tutto il rosso di questi giorni natalizi mi fa pensare ad un altro rosso, quello del pomodoro e del brand Mutti, così presente in comunicazione con toni a volte raffinati, a volte poetici e negli anni passati anche ludici e casalinghi.

Studiando il brand ho scoperto che la storia di Mutti è molto lunga e articolata; un cammino punteggiato da innovazioni forti come il tubetto con il ditale, da intuizioni sagaci come la scelta nel 1911 di depositare il disegno dei due leoni come marchio per rafforzare il riconoscimento del prodotto in un popolo ancora in equilibrio tra analfabetismo e ruralità. Tema toccato a proposito del nome del riso Gallo, per il quale l’elemento visivo diventa brand name.

L’azienda Fratelli Mutti nasce allo scoccare del nuovo secolo, con precisione nel 1899 e segue il suo percorso che dall’artigianalità porta all’industrializzazione e all’imprenditorialità, fino ad essere considerata creatrice e depositaria di una cultura che nobilita il pomodoro (altro…)




ALÌE IL VINO ROSÉ FRESCOBALDI

ALÌE IL VINO ROSÉ FRESCOBALDI

Il rosé sta strizzando l’occhio ai gusti degli italiani in forma di vino o di champagne, proponendosi anche per un target maschile e per occasioni diverse dal pasto e più in direzione dell’aperitivo. E’ il caso di Alìe, il vino rosé Frescobaldi prodotto nella tenuta Ammiraglia.

E già a partire dalla tenuta, con il suo nome così nautico e la sua localizzazione vicino alla costa toscana, si può intuire che stiamo entrando in un mondo marino, che decanta nel nome Alìe e viene declinato nei materiali di comunicazione del prodotto.

Il nome Alìe ha origini antiche e lo si trova citato in varie fonti della mitologia greca. Alie è una nereide, una ninfa marina immortale e di natura benevola; le nereidi venivano rappresentate come fanciulle con i capelli ornati di perle, a cavallo di delfini o cavalli marini. In altre fonti il nome Alie si riferisce ad un gruppo di donne che combattono al fianco del dio Dioniso, contro Perseo e gli argivi; le Alie erano originarie delle isole del mar Egeo, ed infatti il loro nome significa “donne del Mare". Entrambi i filoni collegano il nome Alìe al mare e alla donna.

L’accento tonico posto sulla vocale I di Alìe crea iato ed estende la pronuncia del nome, che diventa un trisillabo fatto di solo 4 lettere a-lì-e.  (altro…)




Crai: una sigla, acronimo e acrostico

Crai: una sigla, acronimo e acrostico

Ho sempre collegato il nome dell'insegna Crai al latino e alla parola cras che significa “domani”. In meridione è ancora vivo l’uso della formula “dare a crai” per dire comprare a credito, pagare “domani”. I termini crai e poscrai significano domani e dopodomani e “mandare d'oggi in crai” indica rimandare da oggi a domani, dilazionare. E pensavo a questo sistema tradizionale e un po' arcaico di pagare dopo, magari alla fine mese, usando il conto spesa (il quadernetto su cui il fornaio annotava gli importi) come si usava tempo fa dal droghiere, dal panettiere, anche a Milano.

Questo il mio pensiero, soprattutto quando incappavo in altre insegne di supermercati di vicinato e non, che invece facevano dell’oggi il fuoco del loro posizionamento e del loro naming: Di per Dì, SuperDì, Tuodì, Super Day. E quindi la spesa fatta giorno per giorno, quotidianamente, semplicemente, agganciando i valori della vicinanza (fisica ed emotiva) della familiarità, della bellezza dell’appuntamento giornaliero. Questo Crai mi è sempre sembrato un fungo alieno, perché invitava a fare la spesa a credito senza preoccuparsi di pagare subito, oppure invocava futuro e innovazione in modo un po’ criptico.

L’equivoco si è dipanato ora, che per lavoro sto approfondendo i valori e i temi radicati nel brand Crai. Si tratta di una sigla che inizialmente era puntata e stava per Commissionarie Riunite Alta Italia.

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LA RICETTA DEL NAMING PIQUADRO

LA RICETTA DEL NAMING PIQUADRO

Prendi un imprenditore visionario, con studi di ingegneria e matematica, con il pallino per l’innovazione e le tecnologie, e che decide di lanciarsi nella pelletteria. Mescola tutto e nasce Piquadro, un nome molto particolare per un brand di borse di alto livello.

Sono forse le prime borse italiane in pelle che capiscono (sì, proprio capiscono!) che devono trasportare pc portatili e altri device tecnologici, quindi oggetti delicati. E capiscono che devono essere una sorta di maggiordomo per il loro proprietario che viaggia e si muove per lavoro, ha bisogno di avere tutte le sue cosine organizzate in spazi razionalizzati, e non ultimo deve dimostrare di avere stile anche attraverso la sua borsa, il suo trolley, il suo zaino. Le alternative per le 24 ore o per le borse da viaggio di lavoro nei lontani anni 80 erano borse tristi, di nylon o tela o altri materiali poco resistenti, erano poco eleganti e poco funzionali.

Marco Palmieri comincia a produrre borse in pelle per terzi nel 1987 e nel 1998 crea il suo brand Piquadro per vendere direttamente ai privati attraverso negozi monomarca, oggi anche multimarca e on line. L’ispirazione del nome la trova nella P, ma non proprio come Eta Beta che con la P e le borse aveva un feeling speciale. La P del cognome Palmieri si incontra con la P della parola italiana pelletteria e da questa operazione di P x P nasce P al quadrato che porta a Piquadro.

L’insight viene dalla matematica ma il brand name è tutto verbale, senza apici radici quadrate o numeri. Il logo di oggi ha un font molto particolare che ovalizza le forme rigide a fa sposare il tondo con il quadrato, e un simbolo originale che visualizza la lettera P che entra in un quadro.

La pelle di altissima qualità e il design elegante delle borse incontrano la tecnologia, e con la formula / pay off Tech Inside, inizialmente si vuole comunicare che la borsa Piquadro è il posto giusto dove mettere il tuo portatile. Poi il concetto si allarga: le proposte della marca oltre agli strumenti tecnologici fondamentali per il lavoro, oggi ospitano contenuti tecnologici all’avanguardia. Ricaricano smartphone, tablet e pc; si collegano ai tuoi device, in modo che nessuno si perda per strada, con notifiche push; si autopesano, si aprono a distanza da smart device…

Piquadro come nome ha un’origine scientifica, mentre il cognome Palmieri ha un’origine religiosa: i palmieri erano coloro che avevano fatto pellegrinaggio in Terrasanta, riportando un ramo o una foglia di palma (in francese antico palmier). Il mix non è niente male.




EDGE IL SUV FORD ARRIVA ANCHE IN EUROPA

EDGE IL SUV FORD ARRIVA ANCHE IN EUROPA

Edge è un nome povero, troppo semplice e foneticamente poco accattivante per noi italiani; però dietro questo nome si trova non proprio un mondo, ma qualcosa che ne convalida la scelta. Innanzitutto bisogna sapere che questo nome è stato studiato più di dieci anni fa, per il mercato americano. Quindi ciò che per noi sa di nuovo, in realtà ha una storia che per il mondo dell’automobile è piuttosto lunga.

Sapendo che il nuovo modello è un suv iper tecnologico con ausili alla guida di ultima generazione, massimi livelli di sicurezza attiva e passiva … la prima cosa a cui penso è l’espressione cutting-edge usata per indicare cose di avanguardia, una posizione da leader, autorevole. Andando a fare ricerche sul termine edge scopro vari altri sensi: da bordo ad acutezza, da punta ad avvicinarsi e affilare.

Edge è una parolina dalla fonetica discutibile ma dai tanti significati e rimandi, con anche riscontri in greco e latino che riportano al tema della punta e dell’acutezza. La combinazione Ford Edge nel parlato prolunga e colora il nome, e diventa fɔːdɛdʒ che rimanda un po’ a knowledge e a Sportage, o anche a fordage, l'era della Ford, rendendo il tutto più accattivante.

Poi scopro il cortometraggio Le Fantôme creato apposta per lanciare il veicolo in Europa, con stile James Bond, un attorone come Mads Mikkelsen, un figlio d’arte alla regia come Jake Scott, 8 minuti di video, paesaggi incantevoli e spy story … Mescolo tutto con la brand line di Ford che è Go Further, e penso che l’ambizione può diventare presunzione (oltre che allitterazione!) ma che c’è una linea di coerenza in tutto ciò. Anche se forse il nome Edge è stato pensato ben prima della brand line e delle svolte epiche del brand.

Infine, parlando con amici che hanno avuto lunga esperienza in borsa e nei fondi di investimento, alla parola Edge reagiscono pensando ai fondi spazzatura che in rete scopro essere gli Hedge Funds, i fondi speculativi che investono su azioni di qualità discutibile.




SO’RISO, IL RISO CON IL SORRISO

SO’RISO, IL RISO CON IL SORRISO

Sorriso, riso, così (so in inglese) riso, troppo riso, a metà tra l’internazionale e il mix di anglitaliano; oppure scendiamo un po’ a sud e diventa “io sò riso = io sono riso". L’apostrofo ballerino che indica la caduta di una R, o di altro a seconda della geograficità, ci porta in un bistrot appena nato a Milano, ma con la lunga storia della famiglia Scotti alle spalle. Tutto gira intorno al riso e ad una alimentazione alternativa e sempre più trendy, che si radica sulla riscoperta dei cereali antichi, degli alimenti genuini e senza glutine.

La freschezza e la particolarità della proposta è anche in questo nome che gioca con il riso e il sorriso, che fa volare un apostrofo che a sua volta richiama un altro apostrofo famoso. Quello di Davide Oldani con il ristorante D’O, chef che ha messo il suo zampino anche nel menù di So’riso. Nella ristorazione italiana questi curiosi apostrofi in mezzo alle parole si stanno rincorrendo.

La creatrice del bistrot So'riso è Valentina Scotti, che capitalizza il suo tema natale e le 6 generazioni di risieri Scotti del pavese. Certo Scotti per un riso non è un riferimento semantico proprio opportuno; un riso scotto è quello che un amante del risotto non si augura, anche se c’è una bella rima in –otto.

Ben giocato in comunicazione con Jerry Scotti e focalizzato su omonomia e cognomitudini, il cognome Scotti però non ha nulla a che vedere con la cottura del riso. Può essere tanto un diminutivo del nome Francescotto, quanto un derivato dai patronimici Scotto o Scoto, riferiti agli oriundi di Scozia e Irlanda.




KIKO

KIKO

Un’altra storia di nome per chiudere per un po’ il capitolo delle K. Si tratta di Kiko, un brand di cosmetica tutta italiana nato nel 1997 con un grande sogno imprenditoriale, che oggi dà realtà a centinaia di negozi di proprietà in tutto il mondo, ad una Academy per la formazione del personale, e ad una buona filosofia della cosmetica.

Il nome Kiko è nato in modo semplice, dice il fondatore Stefano Percassi, “doveva essere breve e rimanere in testa”.

Salta fuori Kiko, nome di una ragazza conosciuta in una discoteca di New York. Al nome proprio Kiko viene aggiunto Make Up Milano, brand line che nel 2014 diventa semplicemente “Milano”. L’attuale logo è quindi Kiko Milano, con massima rilevanza anche negli store al nome Kiko, graficizzato attraverso la K, giocata da sola o in simmetria rovesciata con la sua gemella.

Quindi ancora K, ma con una motivazione diversa rispetto a quella che ha portato al brand name Kodak. Il giovane Percassi è stato colpito dal suono netto, veloce, secco del nome proprio Kiko; dalla facilità di pronuncia in molte lingue e culture e quindi dal suo “passaporto” internazionale, ideale per incarnare la sua visione imprenditoriale globale.

Il nome Kiko è semplice, ritmico, scandito … di più! Si scolpisce in testa grazie ad un’estetica forte, lapidaria, fatta di suoni e linee dure, che insistono molto sul canale visivo. 

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KODAK EKTRA, MA ANCHE EKTAR ED EKTA-

KODAK EKTRA, MA ANCHE EKTAR ED EKTA-

A classic is born again. Viene presentato così Ektra il nuovo smartphone Kodak pensato per gli appassionati di fotografia. In alcuni articoli si parla addirittura di camera-phone per sottolineare quanto questo ibrido sia più spostato sul terreno della fotografia. Più che le performance di Ektra, quello che mi nteressa è il suo nome e l’operazione di naming alle sue spalle. Infatti il nome Ektra è identico a quello di una fotocamera lanciata da Kodak negli anni ’40, poi usato per una tascabile.

Un neologismo di due sillabe, molto vicino al termine extra, ma con una fonetica più incisiva e ruvida. Il tutto grazie al nesso consonantico che avvicina suoni duri K/C T R, una combinazione comune nella lingua inglese (Electro-…), inusuale da noi. La vocale A femminilizza il nome e lo colora, giustapponendo un elemento dolce e riposante ad un insieme che suona forte e di impatto ora, figuriamoci negli anni 40 quando la sensibilità ai nomi si stava formando.

Riprendere un nome dal passato tal quale, non è una cosa che apprezzo. E’ comodo, facile, non crea rischi, soprattutto quando si attinge dal dimenticatoio. In questo caso però la ripresa ha un senso perché lo stile di Ektra è proprio vintage, affonda nel passato con una cura che giustifica il revamping e la frase “a classic is born again”. Sono loro a dirlo mica lo nascondono, anzi ci giocano pure.

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