LA CAPOEIRA E I SOPRANNOMI

LA CAPOEIRA E I SOPRANNOMI

Africa, schiavi, tribale, Brasile, 1800, combattimenti, canti, rituali, danza, ritmo, berimbau: Capoeira.

Praticata dagli schiavi africani che lavoravano nelle piantagioni, la capoeira ha una vocazione di lotta violenta, ma un mascheramento di danza. Nei secoli viene proibita e diventa clandestina; si lega agli ambienti degradati e malavitosi, e proprio perché i praticanti erano spesso brutti ceffi fuorilegge, si rende necessario l’uso di un apelido, un soprannome per evitare di essere riconosciuti e individuati.

Oggi la capoeira si è ripulita, ed è diventata lo sport nazionale del Brasile; dal 2014 l'UNESCO ha iscritto la roda di capoeira nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La pratica di assegnare un nome speciale al capoerista è viva tutt'ora; succede durante la cerimonia annuale del batizado, in cui il maestro attribuisce il nome ai suoi allievi in base alle particolari caratteristiche fisiche o di personalità; i nomi sono generalmente in lingua portoghese.

Mi pare bello celebrare l’estate con questo racconto esotico e intrigante, che parla di nomi identificativi, che rispecchiano la persona, che sono scelti con cura e rendono prezioso il rituale dell'assegnazione.

Buona estate a tutti




ABRCADABRA ONLUS

ABRCADABRA ONLUS

Tante traiettorie si intersecano nel nome aBRCAdaBRA: innanzitutto è una associazione onlus nata a dicembre 2015 per aiutare le persone portatrici di mutazione genetica BRCA1 e BRCA2, che aumenta la predisposizione a sviluppare un cancro al seno e all'ovaio.

Con una maestria che ha del geniale l’acronimo BRCA (Breast Cancer) ha ispirato ed è addirittura entrato nel naming. Nella lingua inglese BRCA si legge “braca”: con una vocale A davanti si ottiene Abraca-, se poi gli si aggiunge la sillaba “da” e si conclude con BRA, ecco composto il nome A-brca-da-bra, che oltre ad una buona dose di magia contiene anche il monosillabo bra, usato nella lingua inglese per indicare il reggiseno. Tanti messaggi in un nome suggestivo e quasi perfetto, con aspirazioni internazionali e concretezza terrena.

PARLA SOPRATTUTTO ALLE DONNE

Il naming così creato, con una grafica che da rilevanza a “bra”, composto con la sua tag line “tumore ereditario al seno e ovaio”, e combinato con il simpatico disegno, vuole sdrammatizzare e parla soprattutto alle donne BRCA positive. Queste ultime sono definite anche "BRCA mutate" un'espressione agghiacciante per indicare le portatrici della mutazione che può compromette la funzione di soppressore tumorale dei suddetti geni. Attenzione uomini, purtroppo ce ne è anche per voi se portatori della mutazione: aumenta il rischio di sviluppare tumore alla prostata, pancreas e colon.

MAGIA E SCIENTIFICITÁ

Il nome è un riflesso di abracadabra, la formula della mistica antica di cui si sono un po’ smarrite le origini; in aramaico potrebbe significare “mentre parlo creo”. La formula abracadabra, anche se ripetuta da prestigiatori moderni per accompagnare giochi di illusionismo, veniva usata nell’antichità più seriamente per creare incantesimi contro malattie e infezioni. Il logo di Stefania Spanò, in arte Anarkikka, sottolinea la natura magica e stregonesca del nome, introducendo con l’elica del DNA una controparte di scientificità.

Sito Abrcadabra onlus




IL MONDO VIBRAM

IL MONDO VIBRAM

Ho sempre avuto idee confuse in rapporto al naming Vibram e al suo uso. Lo ho sentito declinare così: scarpe con suola in Vibram ed ho pensato che fosse il nome del materiale. In realtà Vibram, oltre che nome di azienda è il nome della suola, la prima in gomma vulcanizzata con la tassellatura "a carrarmato".

Il signor Bramani ebbe l’idea, realizzò la suola con l’aiuto di Leopoldo Pirelli e della tecnologia della gomma vulcanizzata dei penumatici, depositò il marchio e il brevetto e cominciò a produrre le suole. Tutto questo a seguito di una sciagura in montagna che vide la morte per assideramento di sei scalatori nel 1935. Ai tempi per arrampicare si usavano delle pedule di canapa o corda e si lasciavano alla base gli scarponi chiodati di avvicinamento. A causa del maltempo il gruppo di scalatori guidato da Bramani rimase bloccato sul ghiacciaio, e per l’attrezzatura inadeguata fu sopraffatto dal gelo.

Il fulcro è proprio lui, Vitale Bramani con un nome che è tutto un programma: il nome proprio Vitale dà vibrazioni estremamente positive, soprattutto alla luce della tragedia della Punta Rasica. Il cognome Bramani oltre a bramare e bramino, ci porta alle mani. Vitale fu ebanista, e proprio grazie alla sua abilità di intagliatore poté creare un prototipo in legno della suola, su cui la Pirelli realizzò uno stampo in acciaio per produrre la suola in gomma. Torniamo al nome: VIBRAM = VI di Vitale + BRAM di Bramani. Semplice.

Il marchio viene registrato nel 1939 e prima all’estero; il brevetto nel 1942. La conquista del K2 da parte della spedizione italiana con scarponi Dolomite con suole Vibram, è del 1954. Ottime prestazioni in termini di resistenza all'abrasione, alla trazione, di aderenza e di arrampicata fino al 4º grado: la stabilità degli scarponi chiodati sposa la flessibilità e il grip delle pedule.

Le cause legali sono infinite: in tanti provano a riprodurre il disegno del carrarmato e Vibram rischia di diventare un marchio generico. Oggi i disegni del carrarmato Vibram sono 5000 … difficile star dietro a tutto questo. L’azienda è florida ed è un fiore all’occhiello dell’Italia che produce

FIVEFINGERS

E’ una scarpa firmata Vibram che si indossa come un guanto. Il nome è estremamente descrittivo perché effettivamente la scarpa ha proprio le cinque dita; mi ha sempre fatto un po’ impressione, con il pensiero di mutazioni genetiche e androidi. Ma non si può non parlare di innovazione. Il nome dicevo è molto descrittivo e asciutto. Punta il dito (!) sull’originalità della proposta, e lo fa usando l’inglese, internazionale, efficace, semplice. Un filo di originalità nominale sta nel congiungere le due parole Five e Fingers.

ARCTIC GRIP

Un nome un po’ più libero, ma sempre all’insegna dell’immediatezza: sono le suole che danno una strabiliante aderenza sul ghiaccio, con tasselli termocromatici che si attivano a temperature sotto lo zero. Il termine Arctic proietta tra i ghiacci, mentre Grip dichiara la presa, la tenuta, la vittoria sullo scivolamento. Efficace e degno di lode anche il claim di campagna: Make Ice Obsolete.

VIBRAM FUROSHIKI

E’ la scarpa che nel nome e nella vestibilità si rifà alla tecnica giapponese dell’avvolgere oggetti con un tessuto. Ho fatto un corso di Furoshiki e sono rimasta incantata dall’abilità dei giapponesi di impacchettare qualsiasi oggetto irregolare e non, dalla bottiglia alla scatola per il bento. Furoshiki è un termine difficile, ricercato, ma molto efficace nel presentare la peculiarità della scarpa che abbraccia il piede come un tessuto perfettamente aderente. Il furoshiki è un pezzo di tessuto di forma quadrata che veniva usato dai giapponesi nell'antichità per infagottare i vestiti quando si recavano ai bagni termali pubblici; combina la parola furo "bagno" e una forma del verbo shiku "stendere".

VTC

E’ una sigla che individua il Vibram Tech Center di Canton in Cina, dove da quasi dieci anni l’azienda ha un polo per l’innovazione e la ricerca. Non si tratta di un brand da lanciare, per cui ci sta bene anche una sigla, che sia pronunciabile anche localmente.

VIBRAM + LENOVO

Questa sì che è innovazione allo stato puro: è già pronto il prototipo della smart shoe che grazie alla tecnologia di Lenovo avrà chip e GPS e potrà assicurare performance che sanno di fantascienza. Sono previste applicazioni social e ricadute positive sui temi della sicurezza e dell’antinfortunistica. Vorrei lavorare con loro per la ricerca di un nome granitico e più adeguato all’ambiziosità della promessa, rispetto a Smart Shoe attualmente usato.

MESCOLA

Questo è un termine che mi è piaciuto dalla prima volta. Mi piace che sia la mescola al femminile, che sia un sostantivo che include un verbo, mescolare, che abbia nel cuore un’azione che sembra perpetua, reiterativa. La mescola delle suole Vibram può contenere fino a una trentina di ingredienti oltre alla gomma naturale, e nel caso della suola Arctic Grip la formula della mescola è custodita come un segreto al VTC.

Sito Vibram




EPICENTRIC

EPICENTRIC

E’ nata una piattaforma web per organizzare e godere dei propri file di musica in modo nuovo, coinvolgente e molto personalizzato. Consente di fare editing sui brani, moltiplicando gli effetti della musica e creando la playlist giusta per il momento giusto. E come si può chiamare uno strumento che scatena il piacere, libera energia, contagia, trasmette onde di musica e di armonia? E che cambierà il modo di vivere la musica, aiuterà ad entrare in contatto profondo con le persone che ci sono affini perché ascoltano i nostri stessi brani e ricevono le nostre stesse sensazioni ? Si chiama Epicentric.

E’ questo il nome che ho individuato attraverso un lungo e articolato processo di ricerca, svolto insieme al team di lavoro di Virtuous Circle. Anche quest’ultimo è un nome coraggioso e forte, trovato sempre per loro.

Epicentric sembra una parola esistente, però non si trova sul vocabolario inglese: è un nome alterato a partire dal termine inglese epicentre, comune anche all’inglese americano ma con grafia epicenter. Anche nella lingua italiana non esiste il termine epicentrico come aggettivo derivato da epicentro. Epicentric è un nome riconoscibile in tante lingue e culture perché nasce dalla base comune greca ἐπίκεντρος "che sta nel centro", composto di ἐπί "sopra, in", e κέντρον che significa " centro".

Dal punto di vista morfologico Epicentric è un quadrisillabo piano [e-pi-cèn-tric] presenta sillabe irregolari, di una due tre e quattro lettere … un crescendo di suoni e di durata con un timbro deciso e concreto. Il gioco vocalico si costruisce sull’alternanza di due soli suoni, nella sequenza [E-I, E-I]; questa ripetizione crea un bel ritmo e colora il nome con toni luminosi e brillanti.

A livello semantico il nome è ricco di senso e molto stimolante: è audace e provocante perché crea sensazioni forti. È carico di energia, di vibrazioni, di potenza che vuole scoppiare. L’associazione al terremoto è naturale e veloce, e va sfruttata come un messaggio di trasformazione in un pensiero che vuole porre la persona al centro del suo essere, a capo della sua vita e delle sue decisioni. Epicentric è il nome ideale per trasmettere l’immagine di una energia che si propaga, di un flusso continuo di forza che si genera e si diffonde. Le onde e le vibrazioni viaggiano e raggiungono chi è ricettivo.

Grazie al suo nome evocativo il software Epicentric cominica un’immagine forte di sè, indelebile, inconfondibile, travolgente. La coerenza con il mondo musicale è alta, e l’invito alla socializzazione, alla viralità, allo sharing è intrinseco al nome.

Con la scelta di questo nome si è deciso di uscire dai linguaggi di moda o dalle soluzioni più convenzionali. Il nome Epicentric si fa infatti notare in un settore tecnologico per l’entertainment abituato a nomi brevi, perlopiù bisillabi o tronchi o contrazioni, con raddoppiamenti di vocali o addirittura scomparsa di vocali, cambiamenti di lettere, insomma una ludicità spesso esagerata.

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MIMESIS: MARCHIO DEBOLE E DESCRITTIVO?

MIMESIS: MARCHIO DEBOLE E DESCRITTIVO?

Sono molto sorpresa per la sentenza del 17 maggio 2016 della Prima Sezione della Cassazione. La corte ha respinto il ricorso di Lovable (per semplicità cito il nome dell’originario licenziatario) relativamente al marchio Mimesis e alla presunta contraffazione da parte di Ladyberg, anch’essa azienda specializzata in biancheria intima in area bergamasca, con il marchio Mimetic Papillon.

La corte ha ritenuto il marchio Mimesis descrittivo della caratteristica della linea di intimo, e quindi debole; “un marchio è ritenuto debole quando risulta concettualmente legato al prodotto da esso contraddistinto ... Anche lievi modifiche sono sufficienti ad escludere la contraffazione di un marchio anteriore debole”. Una conseguenza di questo ai fini pratici è che ci può essere coesistenza tra i marchi Mimesis e Mimetic perché sono entrambi poco distintivi ma non identici.

Lovable Mimesis e Papillon Mimetic sono considerati marchi complessi in cui “il carattere distintivo è costituito dai segni Lovable e Papillon, aventi natura di marchio forte, in quanto di pura fantasia e privi di collegamento con il prodotto (biancheria intima), laddove, invece, i termini mimesis e mimetic rivestono carattere puramente descrittivo …”.

Rimango quindi un po’ a bocca aperta, perché quando penso a nomi descrittivi (e quindi deboli) per una linea di abbigliamento, penso a nomi che parlano dei materiali (es. Cotonella) o sono chiaramente vicini al termine per la categoria (Es. Intimissimi); mentre per un prodotto alimentare penso ad un nome che dà rilevanza agli ingredienti o alla bontà (es. Più Integrali).

Ho lavorato alla ricerca del nome Mimesis tanti anni fa per Sara Lee (che allora era titolare del brand) e l’ultima cosa che il team di lavoro ha pensato quando ha scelto il nome Mimesis nella rosa dei candidati, è che tale nome potesse essere rietenuto descrittivo. E’ vero che si ispira alla qualità principale della nuova linea Lovable, ma non usa i termini “aderenza”, “forma”, “adesione”, a mio parere quelli sì generici e descrittivi.

Mimesis è un nome molto affascinante e ricercato, dotato di una fonetica sinuosa e una semantica incisiva. Le suggestioni riguardano la mìmesi, ovvero la capacità di imitare, riprodurre, seguire per filo e per segno qualcosa. Per Lovable, questo qualcosa è il corpo femminile: la linea di intimo Mimesis è stata studiata proprio per avere un’adesione perfetta al corpo. E il nome sottolinea questo valore: aderenza assoluta, imitazione, contatto. Oltre a portare suggestioni raffinate e nobilitanti, il termine mimesi ha una natura colta e frequentazioni di tutto rispetto; dal filosofo Platone al concetto di attore mimo. Un nome leggero e fresco grazie alle sonorità vellutate e alle vocali chiuse. Un gioco di armonia cinestesica, uditiva, tattile, e visiva grazie anche al pack e al logo.




SPOTIFY

SPOTIFY

Niente da fare … speravo di trovare qualche informazione più saporita della solita storiella sul nome Spotify, ma non ho scoperto nulla se non appunto che il nome è venuto fuori per caso, forse per errore. Ecco le parole di Daniel Ek uno dei fondatori “Siamo piuttosto imbarazzati dall’ammettere che non c’è nessuna storia curiosa dietro la parola Spotify. Retrospettivamente potremmo pensare all’unione delle parole Spot e Identify”. “Io e Martin (Lorentzon, l’altro socio) ci trovavamo in due differenti stanze, alla ricerca di un nome adeguato. Ad un certo punto Martin urlò un nome, ed io capii “Spotify”. Con sorpresa, quella parola non esisteva in Google, così decidemmo di registrarla come nome e dominio della nostra società.” (Per inciso anche il nome Google ha una sorta di errore nell’armadio … ne parlerò in un altro post).

Spotify è uno dei servizi di streaming musicale più utilizzato al mondo; è stato sviluppato a partire dal 2006 a Stoccolma, ed è arrivato in Italia nel 2013. Spotify è un nome attuale che ha contribuito ad affermare la moda nominale della terminazione in –fy, che ritroviamo in molti tecno-nomi di questi ultimi anni.

Non ritengo il nome Spotify così azzeccato per un servizio legato alla musica: la prima associazione semantica che il nome suscita ad un utente italiano va nella direzione del linguaggio video, degli spot pubblicitari, al massimo delle clip. Inoltre il termine inglese spot si porta addosso altri significati - da macchia a brufolo - che è quasi meglio rimanere sul piano pubblicitario. La presenza del morfema –fy come suffisso indica un’azione, e in uno stravagante italinglese potrebbe diventare “Spotificare”, come a dire  “facciamo spot”.

In realtà uno dei tanti filoni di senso del termine spot è anche "individuare, riconoscere, avvistare, osservare (to detect, to see)" che potrebbe essere più in sintonia con la fruizione del servizio.

Ad ogni modo il nome Spotify è ritmato, fresco e musicale dal punto di vista fonetico: parte in modo forte e assertivo con la prima sillaba scoppiettante “Sp/ot” e si addolcisce man mano. Insomma è bello da pronunciare, ha un logo che aiuta a definire il contesto, e non sembra che le sue naturali associazioni abbiano penalizzato il servizio.




KINDER CEREALÉ. BASTA UN ACCENTO PER FARE UN NOME?

KINDER CEREALÉ. BASTA UN ACCENTO PER FARE UN NOME?

Nella nutrita famiglia Kinder c’è un nuovo amico: Kinder Cerealé, una merenda fatta con “l'autentico pane Kinder, arricchito con l'aggiunta di farina integrale, 5 cereali, granella di mandorle e germe di grano da provare in 2 differenti gusti a scelta tra: Yogurt e Confettura di lamponi, ...). Sul sito si legge anche che “il prodotto è stato creato in Expo 2015 ascoltando i vostri buoni consigli …”.

Nel logo e nella pronuncia il nome si arricchisce dell’accento sulla E finale e dell’evidenza di Alé, ma nella sostanza il nome è Kinder Cereale, drammaticamente vicino al nome Kinder Cereali, lo storico snack di tutt’altra pasta (cioccolato, cereali soffiati e tostati, croccantezza). Chissà se in azienda si sono chiesti se c’è un rischio di confusione per il consumatore tra Kinder Crereali e Kinder Cerealé, che sono due prodotti proprio diversi.

Un’altra considerazione da fare riguarda il diritto dei marchi, la disciplina che ha proprio lo scopo di tutelare il consumatore dalla confusione; è per questo che i nomi dei prodotti vengono depositati, e i loro nomi diventano marchi registrati. In merito ai marchi è naturale pensare che nessuna azienda alimentare possa usare il termine “cereale” come nome per un suo prodotto, perché non potrebbe averlo in esclusiva privando altri dell’uso all’interno di un nome o come descrittore di un prodotto. Quindi la parola “cereale” non può appartenere a nessuno (come marchio) ma può essere usata da tutti; le sue varianti, anche minime rappresentano un segno distintivo, e quindi è possibile che esistano marchi “Cerealibus”, "Ceres" o “Ceryal” etc.

Cereali e cereale (come colazione, cioccolato, latte …) sono termini generici. Questo spiega perché Ferrero deve depositare e usare la dicitura completa Kinder Cereali, Kinder Colazione, Kinder Cioccolato, che vengono definiti "marchi complessi": la presenza del termine Kinder dà distintività al nome intero. L'accento rende il termine Cerealé un po' meno debole ma sempre a rischio di genericità. Nel caso di Kinder Cerealé anche la grafica contribuisce a creare distintività, e quindi la strategia di evidenziare Alé con un colore diverso, distanziare le due parti “Cere” e “Alé” e usare la A maiusola per Alé, dà delle garanzie in più.

Facendo indagini tra i marchi depositati rilevo che il nuovo marchio è stato depositato così da Ferrero: “kinder cereale (verbale) il marchio consiste nella dicitura kinder cereale , con lettere k , c e a maiuscole, restanti caratteri minuscoli.” Questo deposito risale a un po’ prima di Expo 2015, bensì a ottobre 2014. So che le aziende sono molto attente a cosa e a quando depositare come marchio per non svelare informazioni sui nuovi prodotti in studio, preziose per i propri concorrenti che fanno indagini come me tra i marchi depositati.

Quindi questa merenda Kinder per adulti creata in Expo, almeno relativamente al suo nome/marchio è stata pensato già da un po’. Ora è sugli scaffali e on air con spot, e con un nome che nella sostanza non è molto originale (Cereale) ma nell’apparenza (logo) e nell’uso pronunciato è comunque simpatico e accattivante.

   


‘A STORIA DI FRESCO E CIMMINO

‘A STORIA DI FRESCO E CIMMINO

Si chiamava Astoria ed era una sala cinematografica di Milano, con un nome altisonante da Plaza Hotel, da Waldorf Astoria, da London Astoria. Ora in modo un po’ guittesco è diventato ’A Storia (di Fresco e Cimmino) alla napoletana, come fosse Tutta nata (un'altra) storia.

Sono belli i giochi di parole quando sono efficaci: in questo caso viene tirato in ballo il dialetto napoletano, e a me che ho origini meridionali rimane un bel gusto in bocca. Il volo un po’ pindarico nel senso, viene rinforzato dalla frase sotto il nome, che fa da sottotitolo – pay off: si cucine cumme vogl’i …. = si cucina come voglio io.

Io sorrido, perché questa spregiudicatezza un po’ mafiosetta è simpatica. Non so voi. E alla fine chiudo il cerchio: Astoria l’antico nome della sala presta gli onori ad ‘A Storia. Rimane l’insegna originaria ma il soggetto diventa la Storia, che vede allontanarsi l’iniziale A, che a sua volta diventa articolo – penso - indeterminato napoletano: “ Na Storia”.

E la nuova vera Storia è questa: “la cucina come piace ammé”. Che Storia.