BPER BANCA, UN CAMBIO DI NAMING IMPORTANTE

BPER BANCA, UN CAMBIO DI NAMING IMPORTANTE

Con una presenza forte in advertising si sta imponendo il nuovo nome e marchio Bper.

Ho qualche perplessità a scriverlo perché c’è una commistione forte di mezzo verbale e mezzo grafico: il nuovo marchio studiato da Interbrand è un acronimo (le lettere si pronunciano in modo consecutivo “biper” e non “bi-pi-e-erre” altrimenti rientrerebbe nella categoria sigla), il suo logo contiene il segno grammaticale del "due punti” e nella comunicazione la base line Banca è letta sempre in abbinamento al nome Bper.

LA STORIA DI QUESTO NOME

Faccio qualche passo indietro nel tempo e nel naming di questo istituto bancario, ed atterro in pieno 800 quando nasce la Banca Popolare di Modena. Sul finire del 900 la denominazione diventa Banca Popolare dell’Emilia Romagna e a seguito di acquisizioni extra regionali che contraddicono nei fatti quello che il nome dice (Emilia Romagna) ecco che si opta per l’acronimo, che mantiene continuità con il passato ma si prepara per il nuovo. Se apro l’acronimo ci ritrovo dentro l’Emilia Romagna, ma se le lettere rimangono chiuse non la vedo più, ed allora lo spazio per la Banca di Sassari, il Banco di Sardegna e la Cassa di Risparmio di Bra, diventa più comodo.

I DUE PUNTI DEL LOGO

Trovo interessante il valore comunicativo attribuito al segno dei due punti da chi lo ha scelto: “non solo un vezzo ortografico, ma un simbolo che (altro…)




IL NOME SHARE’NGO PROLIFERA

IL NOME SHARE’NGO PROLIFERA

Non che Share’nGo fosse un nome facile da cogliere e soprattutto da riscrivere o digitare... Non si sa dove mettere l’apostrofo e quella N che sostituisce and non è così simpatica a noi italiani (ne avevo già parlato a proposito del naming Airbnb). Un termine che ormai ci è molto familiare è share; d'altronde stiamo parlando di car sharing, e siamo in piena sharing economy. E quindi anche questa parte di nome oramai non fa un grande effetto. Se poi guardiamo uno dei principali concorrenti, Car2go anche go perde un po’ di verve.

Peccato perché Share’nGo ha un punto fortemente distintivo rispetto ai suoi concorrenti più potenti: utilizza delle vetture elettriche. L’informazione circa la natura “elettrica” della proposta viene comunicata dai testi nel sito, dal logo, ma non passa attraverso il nome o la base line di accompagnamento. In un’epoca di sharing e di sostenibilità, dove “elettrico” significa soprattutto non inquinante, è un peccato non fare di questo tema il cuore del nome. Inoltre (altro…)




GRADITA: UN NOME ORIGINALE PER L’IMPRESA ITALIANA

GRADITA: UN NOME ORIGINALE PER L’IMPRESA ITALIANA

Gradita è il nome che ho studiato per una nuova rete di imprese italiane di lunga tradizione nel campo alimentare, che ha come protagonisti i figli e i nipoti dei fondatori dei brand Divella, Càllipo, Coricelli (Cirio) e Polli. Si tratta proprio delle storiche famiglie i cui cognomi sono stampati nei loghi dei brand appena citati. Sono infatti imprese “familiari” italiane, che sentono l’italianità come un valore e credono nei prodotti di marca e di produzione italiana, nella tradizione alimentare lunga e perpetua, nell’autenticità degli alimenti, e pertanto si fanno portavoce di un made in Italy di qualità. L’italianità è il cuore di Gradita, pertanto si è voluto un nome italiano che potesse richiamare l’italianità anche e soprattutto a livello internazionale. Oltre al suo italian sounding, il trisillabo Gradita ospita nel suo finale la sequenza i-t-a, che richiama il bel paese e che è stata oculatamente evidenziata nel logo, con un colore diverso.

Gradita è una parola della lingua italiana molto pregnante; usata come nome genera un effetto straniante  (altro…)




IL NOME BUONGRANO SCELTO DA MULINO BIANCO

IL NOME BUONGRANO SCELTO DA MULINO BIANCO

È arrivato da poco ed è protagonista di spot e affissioni: è Buongrano il nuovo biscotto integrale di Mulino Bianco. E’ stato un parto importante per l'azienda anche a livello di naming ma ora è pronto, bello e schietto come si conviene ad un biscotto fatto con grano integrale al 100%, miele e zucchero di canna, e senza olio di palma. Lo ho assaggiato e confermo che è un capolavoro.

Riguardo il nome, posso dire che l’azienda ha voluto privilegiare la semplicità e la chiarezza, e il riferimento trasparente alla dimensione della bontà, così intrinseca e connaturata con il mondo Mulino Bianco.

Per questo nuovo biscotto si è adottato un format di naming atipico per la marca: nome proprio + descriptor. Vicino al nome Buongrano compare il termine “integrale” per rendere esplicita la peculiarità del biscotto. Anche altri prodotti Mulino Bianco usano un descriptor che presenta le varianti di sapore, es. Tenerezze Limone, Chicche Cioccolato. Nel caso di Buongrano la funzione del descriptor è determinante: dà una indicazione precisa che rinforza e giustifica il nome stesso. Proprio perché è tutto integrale il biscotto Buongrano può essere buono in tanti sensi: per il palato, per il corpo, per la salute, e da qui il discorso può aprirsi all’ambiente e alla sostenibilità (imballo riciclabile, energia da fonti rinnovabili) aggregando così gli altri valori della marca, impegnata su tanti fronti positivi.

(altro…)




I NOMI DI DIO

I NOMI DI DIO

Si riparte dopo l’estate con un esercizio di naming piuttosto complesso. E’ forse impossibile pronunciare il nome di Dio, ma risulta difficile anche solo individuare il suo nome.

Partiamo allora dal poetico saggio di Marguerite Yourcenar che celebra la natura e la bellezza proponendo 33 modi per nominare Dio, e arriviamo al racconto fantascientifico di Arthur C. Clarke.

Quest'ultimo di nomi ne conta nove miliardi (le permutazioni delle nove lettere di un alfabeto immaginario). Il Corano non rimane indietro e per Allah enumera 99 nomi. Il 9 e il 3 sembrano numeri fondamentali in questo naming metafisico ...

È infinitamente più semplice e umile ricercare il nome per un prodotto o un servizio: il risultato finale è 1 nome unico, anche se si passa attraverso qualche migliaio di nomi generati, studiati e poi selezionati uno ad uno.

Buona ripresa!

 

I nomi di Dio nella Bibbia

I 33 Nomi di Dio di M. Yourcenar

I 9 miliardi di nomi di Dio di Clarke




DA DOVE VENGONO I POKEMON?

DA DOVE VENGONO I POKEMON?

Sta per arrivare anche da noi Pokemon Go Plus, già atterrato in altri continenti, e nella famiglia Pokemon proliferano le filiazioni con nomi come Poke Ball, Poke Stop, o le fusioni Pokedex.

Un nome fertile quello di Pokemon, che vede posizionata ben bene la sua prima parte bisillaba Poke tanto da renderla autonoma, simbolica e ben solida sulla sue gambe.

Ma quale è l’origine nominale di questo gioco tutto giapponese? L’origine è inglese (o americana) e il punto di partenza sono le due parole Poket Monster, i mostri tascabili. La fusione dei primi morfemi Poke+Mon ha dato vita al nome Pokemon, in origine un videogioco e ora molto di più (anime, manga, film, carte, gadget …). I giapponesi lo chiamano Poketto Monsutā per la risaputa difficoltà della lingua giapponese a pronunciare consonanti consecutive, che nella lettura vengono quindi intervallate da vocali.

Sembra che l’accento sulla lettera E sia stato messo in favore degli anglofoni, per segnalare che la vocale non è muta ma va pronunciata bene. La tonica è invece la O, dove ricade l’accento (si legge infatti Pókemon). L’accento sulla E è un elemento caratterizzante del logo, partecipa e rinforza il generale dinamismo visivo.

L’idea dei Pokemon è arrivata a Satoshi Tajiri, seguendo la sua passione di catturare e collezionare insetti; da qui sono nati i primi piccoli esseri e il loro grandioso successo. A settembre anche in Italia arriverà Pokemon Go e quindi Pokemon Go Plus, un dispositivo portatile che si avvale della rete GPS.

Sito Pokemon




LA CAPOEIRA E I SOPRANNOMI

LA CAPOEIRA E I SOPRANNOMI

Africa, schiavi, tribale, Brasile, 1800, combattimenti, canti, rituali, danza, ritmo, berimbau: Capoeira.

Praticata dagli schiavi africani che lavoravano nelle piantagioni, la capoeira ha una vocazione di lotta violenta, ma un mascheramento di danza. Nei secoli viene proibita e diventa clandestina; si lega agli ambienti degradati e malavitosi, e proprio perché i praticanti erano spesso brutti ceffi fuorilegge, si rende necessario l’uso di un apelido, un soprannome per evitare di essere riconosciuti e individuati.

Oggi la capoeira si è ripulita, ed è diventata lo sport nazionale del Brasile; dal 2014 l'UNESCO ha iscritto la roda di capoeira nella lista del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La pratica di assegnare un nome speciale al capoerista è viva tutt'ora; succede durante la cerimonia annuale del batizado, in cui il maestro attribuisce il nome ai suoi allievi in base alle particolari caratteristiche fisiche o di personalità; i nomi sono generalmente in lingua portoghese.

Mi pare bello celebrare l’estate con questo racconto esotico e intrigante, che parla di nomi identificativi, che rispecchiano la persona, che sono scelti con cura e rendono prezioso il rituale dell'assegnazione.

Buona estate a tutti




ABRCADABRA ONLUS

ABRCADABRA ONLUS

Tante traiettorie si intersecano nel nome aBRCAdaBRA: innanzitutto è una associazione onlus nata a dicembre 2015 per aiutare le persone portatrici di mutazione genetica BRCA1 e BRCA2, che aumenta la predisposizione a sviluppare un cancro al seno e all'ovaio.

Con una maestria che ha del geniale l’acronimo BRCA (Breast Cancer) ha ispirato ed è addirittura entrato nel naming. Nella lingua inglese BRCA si legge “braca”: con una vocale A davanti si ottiene Abraca-, se poi gli si aggiunge la sillaba “da” e si conclude con BRA, ecco composto il nome A-brca-da-bra, che oltre ad una buona dose di magia contiene anche il monosillabo bra, usato nella lingua inglese per indicare il reggiseno. Tanti messaggi in un nome suggestivo e quasi perfetto, con aspirazioni internazionali e concretezza terrena.

PARLA SOPRATTUTTO ALLE DONNE

Il naming così creato, con una grafica che da rilevanza a “bra”, composto con la sua tag line “tumore ereditario al seno e ovaio”, e combinato con il simpatico disegno, vuole sdrammatizzare e parla soprattutto alle donne BRCA positive. Queste ultime sono definite anche "BRCA mutate" un'espressione agghiacciante per indicare le portatrici della mutazione che può compromette la funzione di soppressore tumorale dei suddetti geni. Attenzione uomini, purtroppo ce ne è anche per voi se portatori della mutazione: aumenta il rischio di sviluppare tumore alla prostata, pancreas e colon.

MAGIA E SCIENTIFICITÁ

Il nome è un riflesso di abracadabra, la formula della mistica antica di cui si sono un po’ smarrite le origini; in aramaico potrebbe significare “mentre parlo creo”. La formula abracadabra, anche se ripetuta da prestigiatori moderni per accompagnare giochi di illusionismo, veniva usata nell’antichità più seriamente per creare incantesimi contro malattie e infezioni. Il logo di Stefania Spanò, in arte Anarkikka, sottolinea la natura magica e stregonesca del nome, introducendo con l’elica del DNA una controparte di scientificità.

Sito Abrcadabra onlus




IL MONDO VIBRAM

IL MONDO VIBRAM

Ho sempre avuto idee confuse in rapporto al naming Vibram e al suo uso. Lo ho sentito declinare così: scarpe con suola in Vibram ed ho pensato che fosse il nome del materiale. In realtà Vibram, oltre che nome di azienda è il nome della suola, la prima in gomma vulcanizzata con la tassellatura "a carrarmato".

Il signor Bramani ebbe l’idea, realizzò la suola con l’aiuto di Leopoldo Pirelli e della tecnologia della gomma vulcanizzata dei penumatici, depositò il marchio e il brevetto e cominciò a produrre le suole. Tutto questo a seguito di una sciagura in montagna che vide la morte per assideramento di sei scalatori nel 1935. Ai tempi per arrampicare si usavano delle pedule di canapa o corda e si lasciavano alla base gli scarponi chiodati di avvicinamento. A causa del maltempo il gruppo di scalatori guidato da Bramani rimase bloccato sul ghiacciaio, e per l’attrezzatura inadeguata fu sopraffatto dal gelo.

Il fulcro è proprio lui, Vitale Bramani con un nome che è tutto un programma: il nome proprio Vitale dà vibrazioni estremamente positive, soprattutto alla luce della tragedia della Punta Rasica. Il cognome Bramani oltre a bramare e bramino, ci porta alle mani. Vitale fu ebanista, e proprio grazie alla sua abilità di intagliatore poté creare un prototipo in legno della suola, su cui la Pirelli realizzò uno stampo in acciaio per produrre la suola in gomma. Torniamo al nome: VIBRAM = VI di Vitale + BRAM di Bramani. Semplice.

Il marchio viene registrato nel 1939 e prima all’estero; il brevetto nel 1942. La conquista del K2 da parte della spedizione italiana con scarponi Dolomite con suole Vibram, è del 1954. Ottime prestazioni in termini di resistenza all'abrasione, alla trazione, di aderenza e di arrampicata fino al 4º grado: la stabilità degli scarponi chiodati sposa la flessibilità e il grip delle pedule.

Le cause legali sono infinite: in tanti provano a riprodurre il disegno del carrarmato e Vibram rischia di diventare un marchio generico. Oggi i disegni del carrarmato Vibram sono 5000 … difficile star dietro a tutto questo. L’azienda è florida ed è un fiore all’occhiello dell’Italia che produce

FIVEFINGERS

E’ una scarpa firmata Vibram che si indossa come un guanto. Il nome è estremamente descrittivo perché effettivamente la scarpa ha proprio le cinque dita; mi ha sempre fatto un po’ impressione, con il pensiero di mutazioni genetiche e androidi. Ma non si può non parlare di innovazione. Il nome dicevo è molto descrittivo e asciutto. Punta il dito (!) sull’originalità della proposta, e lo fa usando l’inglese, internazionale, efficace, semplice. Un filo di originalità nominale sta nel congiungere le due parole Five e Fingers.

ARCTIC GRIP

Un nome un po’ più libero, ma sempre all’insegna dell’immediatezza: sono le suole che danno una strabiliante aderenza sul ghiaccio, con tasselli termocromatici che si attivano a temperature sotto lo zero. Il termine Arctic proietta tra i ghiacci, mentre Grip dichiara la presa, la tenuta, la vittoria sullo scivolamento. Efficace e degno di lode anche il claim di campagna: Make Ice Obsolete.

VIBRAM FUROSHIKI

E’ la scarpa che nel nome e nella vestibilità si rifà alla tecnica giapponese dell’avvolgere oggetti con un tessuto. Ho fatto un corso di Furoshiki e sono rimasta incantata dall’abilità dei giapponesi di impacchettare qualsiasi oggetto irregolare e non, dalla bottiglia alla scatola per il bento. Furoshiki è un termine difficile, ricercato, ma molto efficace nel presentare la peculiarità della scarpa che abbraccia il piede come un tessuto perfettamente aderente. Il furoshiki è un pezzo di tessuto di forma quadrata che veniva usato dai giapponesi nell'antichità per infagottare i vestiti quando si recavano ai bagni termali pubblici; combina la parola furo "bagno" e una forma del verbo shiku "stendere".

VTC

E’ una sigla che individua il Vibram Tech Center di Canton in Cina, dove da quasi dieci anni l’azienda ha un polo per l’innovazione e la ricerca. Non si tratta di un brand da lanciare, per cui ci sta bene anche una sigla, che sia pronunciabile anche localmente.

VIBRAM + LENOVO

Questa sì che è innovazione allo stato puro: è già pronto il prototipo della smart shoe che grazie alla tecnologia di Lenovo avrà chip e GPS e potrà assicurare performance che sanno di fantascienza. Sono previste applicazioni social e ricadute positive sui temi della sicurezza e dell’antinfortunistica. Vorrei lavorare con loro per la ricerca di un nome granitico e più adeguato all’ambiziosità della promessa, rispetto a Smart Shoe attualmente usato.

MESCOLA

Questo è un termine che mi è piaciuto dalla prima volta. Mi piace che sia la mescola al femminile, che sia un sostantivo che include un verbo, mescolare, che abbia nel cuore un’azione che sembra perpetua, reiterativa. La mescola delle suole Vibram può contenere fino a una trentina di ingredienti oltre alla gomma naturale, e nel caso della suola Arctic Grip la formula della mescola è custodita come un segreto al VTC.

Sito Vibram