L’ERBOLARIO CON L’ARTICOLO

L’ERBOLARIO CON L’ARTICOLO

Da sempre apprezzo il nome L’Erbolario e dall’inizio ho pensato che corrispondesse ad un termine specialistico esistente. Erbolario non esiste come termine nei dizionari e tutto quindi porta ad una creazione originale, che non si allontana molto dalla lingua tecnica ma ne usa i canoni in modo efficace.

Il nome L’Erbolario fa pensare ad erbario, cui si avvicinano anche i vocaboli erbolaio ed erbolaro “nobili forme ormai desuete” si legge su Treccani.it; in più la forma particolare della parola Erbolario aggiunge una suggestione relativa a laboratorio, lavoro, operare.

Questo nome che sembrava così semplice e di dizionario, in effetti schiude tante finestre funzionali: da una parte la classificazione delle piante che richiama la tassonomia di Linneo, dall’altra un giardino botanico, e in più un laboratorio erboristico dove si preparano i prodotti.  (altro…)




IN: naming

LE PROFUMERIE NAÏMA

LE PROFUMERIE NAÏMA

Arriva una nuova insegna di profumeria con un nome fresco che si insedia su una esperienza consolidata. Mi riferisco a Naïma, un nome che emana femminilità, dolcezza e soavità, sia perché porta a pensare ad un femminile gentile, declinato in un fiore, un colore, un profumo, sia perché i suoi suoni sono morbidi, delicati e freschi.

Naïma è un nome proprio femminile di origine araba, che significa “dolcezza, piacevolezza”, quindi “donna dotata di dolcezza, o colei che vive una vita dolce e piacevole”. Anche la fonetica, dicevo, è senza asperità: le consonanti N ed M sono sinuose e scorrevoli e le due A accentuano la fluidità del nome. Naïma è un trisillabo molto corto, con un punto di svolta nella vocale I che divide equamente il nome e si separa dalla A. Grazie al segno di dieresi capiamo che la I è una sillaba autonoma, che come tale si dilata e guadagna una certa accentazione.

Nella stampa il nome Naïma è valorizzato anche come anagramma di anima, e rivela più consistenza e ambizione. Dal mio punto di vista l’esoticità del nome è talmente forte nella personalità fonetica, che faccio fatica ad uscire dal femminile e a vedere l’anagramma. Ad ogni modo il nome è gradevole, emozionale e sicuramente più ricco e convincente rispetto al nome Le Profumerie D’Italia che per un periodo ha identificato il gruppo. Seguendo le parole del Managing Director Fabio Lo Prato, con il nome Naïma ci si avvicina maggiormente alla “ … destinazione della bellezza”.

Dietro la nuova insegna ci sono (altro…)




EURO SPIN: POCO EURO MA MOLTO ITALIANO

EURO SPIN: POCO EURO MA MOLTO ITALIANO

In questi giorni ho sentito un annuncio radio di Euro Spin e in contemporanea ho sentito anche un brivido lungo la schiena. Non sono riuscita a ritrovare in rete lo spot, ma in sostanza il messaggio era questo: Euro Spin ti offre il vantaggio e la garanzia di essere un negozio italiano.

La grande distribuzione è in crisi, per la caduta dei consumi e perché aggredita dai discount, e ciascuno cerca di guadagnare spazio e valore: i più piccoli insistono sulla territorialità e la ricchezza dei prodotti locali, altri su innovativi servizi tecnologici e digitali, altri sull’accoglienza e sul sentirsi a casa e coccolati, altri sui prezzi o sulla freschezza.

Euro Spin in radio ha scelto di comunicare l’origine italiana. Certo, doveroso, perché il nome Euro Spin proprio non fa pensare all’Italia. E il nostro protagonista Euro Spin in pratica vuole neutralizzare il primo messaggio lanciato dal nome: Euro = Europa, internazionalità, oltre l’Italia. Anche la seconda parte del nome, quel bisillabo Spin porta il suo contributo nell’allontanare l’insegna dall’italianità. Peccato che proprio Spin, oltre ad essere suo malgrado un termine molto inglese per sonorità e significato (girare, ruotare) sia invece nato come un acronimo sillabico: SP + IN = Spesa Intelligente. La Spesa Intelligente è la base line presente nel logo che rappresenta la mission del brand, ed infatti ritorna con frequenza nella comunicazione.

Tutto questo non lavora a favore del brand: i pochi costosi secondi dell’annuncio pubblicitario sono usati in modo innaturale, per contrastare il nome, per mettere i puntini sulle I, insomma per ribaltare uno stato di fatto. Quando è nata l’insegna nel 1993, Euro era un concetto forte, appealing e forse le ambizioni erano diverse. Oggi l’insegna si è fortemente radicata sul territorio italiano con più di 1000 punti vendita, e una cinquantina in Slovenia. Tutto passa, ma il nome resta; bisogna pensarci bene all’inizio.




LAMBRETTA CONTRO VESPA

LAMBRETTA CONTRO VESPA

Lambretta da Lambrate, a sua volta da fiume Lambro. Alla fine si tratta di un nome piuttosto minimale per un prodotto però geniale. La storia della Lambretta racconta la storia dell’Italia degli anni '30, quando Ferdinando Innocenti creò nel 1933 a Lambrate, nei pressi di Milano, la più grande fabbrica di tubazioni d'acciaio. Poi la guerra, i bombardamenti, gli americani, i loro scooter e la benedetta riconversione.

Ispirandosi ai motoscooter militari americani nel 1947 gli ingegneri della Innocenti danno vita al fenomeno Lambretta, uno scooter con telaio unico all’inizio scoperto poi carenato. In pochi anni diventa un simbolo di rinascita, di costume, di progresso, fino a declinare verso gli anni 70. La sua storia non si ferma, perché i nuovi proprietari indiani continuano a produrre modelli ed il marchio compare qui e la, a proposito e a sproposito, alimentando anche vivaci cause legali circa la legittimità del suo utilizzo.

La rivale della Lambretta fu la Vespa nata nel 1946, forse ancora più mitica e tutt’ora prodotta. Il nome Vespa è più evocativo e forte rispetto al toponino/idronimo Lambretta, che però mette le sue radici in tempi molto antichi. Il fiume Lambro è citato in documenti del XIII secolo e la radice lamr- è addirittura preromana. Gli studi citati da Wikipedia danno un'attribuzione etimologica più sostanziosa: deriva dal greco λαμπρως (lampròs) "lucente" come la sua acqua, aspetto confermato dal detto milanese ciar com'el Làmber "limpido come il Lambro". Wikipedia cita anche un altro studio che riconduce il nome Lambro al greco ἐλαφρός "leggero, svelto", da mettere in relazione all'illirico lembus 'veicolo leggero'. Il suffisso vezzeggiativo –etta che dà una nota affettuosa e simpatica al nome e quindi al prodotto, è un dono di Daniele Oppi, creativo e pubblicitario che in quegli anni diede anima e spirito a marche ancora oggi importanti come Chicco, Perfetti, Pic Indolor e varie altre. Anche il cognome Innocenti ha un’origine particolare, ed è tra i cognomi più diffusi in Toscana. Come Esposito, Trovato, Proietti, Diodato … e le loro innumerevoli varianti, è un cognome attribuito a bambini trovatelli, orfani e spesso appoggiati nelle ruote dei conventi.

Tornando a Lambretta, in questi giorni si è tenuta a Milano un'edizione speciale della mostra scambio di auto e moto d’epoca di Novegro, che ha ospitato un evento dedicato ai 70 anni di vita della Lambretta, ora mito dei collezionisti.




MOMO E MOMO DESIGN SONO SIGLE

MOMO E MOMO DESIGN SONO SIGLE

Mentre sto studiando sigle, acronimi e in particolare sigle sillabiche per il naming, sono incappata nel nome Momo e nel suo amico Momo Design. Una sigla sillabica o un acronimo sillabo è una sigla che al posto di usare solo la lettera iniziale delle parole, è una successione di sillabe, iniziali di altri termini. Nel caso di Momo, le sillabe sono due e sono le iniziali di Moretti Monza. Gianpiero Moretti è il personaggio che ha creato la sua impresa nel 1964, usando il suo cognome e il riferimento a Monza, forse perché era pilota appassionato di corse. E proprio da questa passione è nata l’azienda Momo, producendo un innovativo modello di volante per auto di Formula 1, poi per auto di ogni tipo e poi cerchi in lega.

Non pensavo che il nome Momo fosse una sigla; al contrario, vedendolo abbinato al termine generico Design su caschi per scooter, ho sempre pensato che fosse una scelta di nome “trendy”, moderna, pensata per un life style urbano. Momo mi ha sempre fatto pensare ad un nome ludico, un po’ leggero ma buon interprete della realtà di oggi, e coerente con il suo stile particolare e vivace … avevo in mente i caschi da moto di colore rosa chiaro. E mi sono drammaticamente sbagliata; Momo è una sigla incredibilmente semplice, (altro…)




FOLLETTO KOBOLDI E AIUTANTI DOMESTICI

FOLLETTO KOBOLDI E AIUTANTI DOMESTICI

Folletto è il nome italiano di una scopa elettrica molto nota; meno nota è la sua storia, che offre tanti spunti di riflessione sul valore dei nomi e sui circoli virtuosi linguistici, spesso casuali.

Partiamo dal cognome dei due fratelli che nel 1883 hanno creato a Wuppertal l’azienda che in futuro avrebbe portato in otre 60 paesi la mitica (e scopriremo anche mitologica) scopa elettrica: Vorwerk. Un bisillabo prettamente sassone, che ha al suo interno un riferimento al “lavorare”: vor è una particella, mentre werk compare nei nomi composti indicando “lavoro, azienda”. Inizialmente Vorwerk produceva tappeti e poi grammofoni; con la crisi economica del 1929 e l’avvento della radio, le acque si fecero proprio cattive.

Un insight magnifico fece cambiare direzione giusto in tempo: (altro…)




QUANTA AVVENTURA C’È NEL NOME WRANGLER?

QUANTA AVVENTURA C’È NEL NOME WRANGLER?

Wrangler è un brand storico che mi è venuto in mente leggendo un recente articolo di Giulio Giorello sul mito di Buffalo Bill. Il mondo Wrangler ha declinato proprio quell’immaginario: America, west, cow boy, mandriani, bovini, polvere, deserti da attraversare.

Su Wikipedia leggo che la Blue Bell Overall Company del North Carolina esisteva dagli inizi del XX secolo, e nel 1943 acquistò i diritti di utilizzo del marchio Wrangler. Quando nel 1946 assunse un famoso sarto polacco specializzato nell’abbigliamento per cowboy noto come “Rodeo Ben”, nacque una linea dedicata di jeans, camice, giacche, pantaloni. Probabilmente attraverso un referendum tra i dipendenti di allora, le venne attribuito il brand name Wrangler molto aderente al mondo cowboy per significato e per accezioni. In inglese significa “attaccabrighe, litigioso, contendente”, mentre nell'americano del west indica il “cowboy in azione”. Anche la fonetica del bisillabo wrangler è potente e quasi aggressiva: si attorciglia sull’eccesso di consonanti e in particolare sui due nessi “WR” e “NGL”; le vocali sono solo due e devono equilibrare ben due “R”. Il termine d'origine risalente al sedicesimo secolo era horse-wrangler, derivato probabilmente dal messicano caballerango, e dal suffisso -erango si è facilmente creato wrangler.  (altro…)




SI FA PRESTO A DIRE BIMBY

SI FA PRESTO A DIRE BIMBY

Bimby: tutti lo conoscono, chi ce l’ha chiaramente lo ama - con quello che lo ha pagato - e sembra che se ne vendano due al minuto, fonte sito istituzionale. Ma per stare sul tema del nome, che è quello che mi interessa, dichiaro subito che il Bimby con l’articolo perché è così di famiglia da avere un valore affettivo, si chiama così solo in Italia e Portogallo. In tutto il resto del mondo si chiama invece Thermomix, con un nome chiaramente più tecnico, funzionale e freddino.

Il perché di tutto ciò è legato all’impossibilità di usare dappertutto il marchio Thermomix, che appunto in Italia e Portogallo era già stato depositato e usato per l’ambito casa. Inutile dire che il prodotto ha guadagnato un nome più accattivante, fresco e moderno rispetto al glaciale Thermomix, anche se quest’ultimo parla di calore proprio usando il termine Thermo- come prima parte del nome.

Riguardo la scelta del nome specifico Bimby non ho trovato informazioni chiare: oggi è noto un po’ a tutti gli utenti e viene usato familiarmente anche nei paesi in cui è stampato Thermomix sulla macchina. Ma perché proprio Bimby? Forse perché in italiano richiama bimbo e bambino ed è spesso usato per preparare pappe per infanti, forse perché ha una fonetica allegra e ritmata e la Y finale conferisce internazionalità, forse per suggerire facilità e “ci riuscirebbe anche un bambino”. Di sicuro l’intento non era quello di veicolare performance, avanguardia, tecnologia,

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IN: naming

GIRACI E GUIDAMI … E POI?

GIRACI E GUIDAMI … E POI?

Si legge Gìraci con accento sulla prima I, e nel parlato perde la forza della sigla ACI che invece risalta nel logo e che a mio parere dà una grande autorevolezza a livello simbolico. Vedendolo scritto avevo pensato invece a Giráci, ingannata anche dal lettering diverso di ACI: il logo ACI ha focalizzato la mia percezione che ha capitalizzato e integrato ACI tal quale nel nome GirACI e portandomi in errore. Chissà a quanti è capitato.

Anche per il car sharing Enjoy la pronuncia del nome non recupera un elemento forte del logo, la sigla ENI evidenziata con i colori e visivamente presente, ma non a livello di lettere pronunciabili. Insomma, un trucchetto che ha creato non pochi errori di lettura enigioi tra i primi. Non si può avere tutto! E soprattutto in un nome di poche lettere.

GirACI è nato da qualche anno, ma me lo ero perso. Forse perché sono un po’ assuefatta ai nomi che integrano una particella pronominale, e GirACI va a braccetto con GuidaMI e con Io Guido, in un’eco che lo rende un po’ opaco.

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